Quella viuzza del mio borgo

Video della poesia italiana inedita (versione integrale) del prof. Marco Fragale, 3^ classificata al Premio Letterario Internazionale “Edoardo Salmeri” 5^ Edizione – Comune di Villabate (PA).

La cerimonia di premiazione si terrà sabato 25 luglio 2015 alle ore 18.30 presso la Biblioteca Salmeri del Comune di Villabate (PA).

Quella viuzza del mio borgo

Ci sono strade che parlano e non hanno la bocca.


Ci sono case che narrano senza un cantastorie,

e pietre che incantano curiosi passanti.

Davvero ci sono. Stanno lì.

Come Titani che sfidano il tempo..

E i giorni passano e le morte stagioni e gli anni. Tanti..

Ma loro superbe e imperterrite, tenacemente resistono,

levigate dalla pioggia, bruciate dal sole,

coperte di neve al primo risveglio.

E raccontano storie.

Così, quando vengo a trovarti riscendo le scale del tempo.

E mi vedo bambino, oh mio paesello.

E odo voci riempire le vie, rivedo volti svaniti,

i colori di liete stagioni e un profumo d’antico.

E tu, oh massiccio rilievo sei il solo egregio Padrone

Che tutto miri e niente dici

signoreggi borioso, guardingo ma solo.

E sei irraggiungibile, oh mio rispettabile Pizzo Di Pilo.

Il canto di un merlo al tramonto che alto sulla croce si posa

col suo mesto richiamo. Un bieco sguardo.

E poi, una stretta finestra, tra bocche di leone e felci,

una candela accesa, è il primo giovedì del mese

inosservate passeranno stanotte le ombre dei nostri morti.

Bianchi gusci escono dai loro buchi

strisciando, alzano le antenne al cielo.

Greggi di tegole rosse in un roseo e vetusto chiarore.

La brezza dolcemente le bacia. Soffia dal mare.

Candide colombe si ristorano alla gelida fonte della misteriosa Grotta.

E poi un dolce sorriso compare. È la vergine luna.

Un vecchio ansimante ritorna col suo carico mulo

inseparabile e fido compagno,

E una capra belante lo segue.

Un lungo viaggio han fatto per un po’ di fresca erba.

Incontenibili capretti hanno distinto il verso

le vanno incontro zelanti, in festa..

attaccarsi vogliono alla calda mammella.

Anche sei oche lungo la via. Dimenanti e in fila,

grasse e superbe matrone

Ricercano la propria padrona puntualmente al tramonto.

Cacciarsi vogliono nel gallinaio.

E quel vispo bizzarro tacchino

del rione si crede il guardiano e rincorre i passanti.

Rincasano le allegre comari tornando giulive dal fiume,

i loro lunghi scialli le avvolgono, leggere farfalle

con traboccanti ceste sul capo, vanno incontro agli stanchi mariti

lenti come granchi di fiume.

Ha dato inizio ad un lungo corteo la comparsa della polare stella,

vasi da notte sotto il braccio a lesto passo fra vicoli bui

verso il dirupo del Mulinello.

E in lontananza scampanii d’armenti, tra le ispide vette di Giannico.

Una voce tonante e un mandolino per Luciuzza, la futura sposa.

Scende la notte tra i vicoli, le medievali vene

L’orologio della vecchia torre si fa sentire.

Il fuoco è ancora caldo in quel braciere

Una lunga corona di ossa d’ulivo, recitato il rosario

è riposta al capezzale.

Serafici dormono i pargoli sotto quei tetti di canne.

Il becco sotto l’ala quell’arzillo cardellino.

Fucina di poesia per il Ganci Battaglia

che trovò l’ispirazione lì, nel ristoro del paterno nido.

Rumoroso rione di pupi e di bambole umane.

Arabi gli occhi e d’oro i normanni capelli.

Perpetuano le antiche favelle dei loro antenati.

Ma adesso apro gli occhi. Dove son tutti spariti?

Duratura pace, martellanti silenzi

e una mano che da lontano tende, mia amata Gratteri.

Una dozzina di gatti pietosi, della chiesa le guardie, egizie sfingi

e una volpe scarna e affamata, dietro il portone, le sere d’inverno.

Eppure riconosco la via. Ricordi indelebili..

Copiosa fiumana per il dì di festa,

una lode accorata oggi rimbomba

Un grappolo d’uva in mano tra quei gradoni,

un umido cielo di fine estate

Per incrociare il penetrante sguardo del Figliuol del tuono.

Ma forse altre storie attende, l’araba fenice…

La nostra Gratteri.

Una fiorente Primavera, stagione nuova di sognatori e amanti

Ed è per sempre che a me cara resti, quella viuzza del mio borgo.

 

Milano, 07/10/2014

Marco Fragale

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