Le note del Dott. Agostino di Francesca sull’Abbazia di San Giorgio

Da tempo avevamo nell’animo di mettere in evidenza i pregi storico-artistici della chiesa di San Giorgio, sita nella contrada omonima del territorio di Gratteri, in una vallata tanto solitaria quanto bella, ridente e piena di verde, ma per mancanza di elementi sino ad oggi questo vivo desiderio nostro e di gran parte dei gratteresi non si era potuto concretare.

Per gentile concessione fattaci in questi giorni dal Parroco di Gratteri, Rev/mo Don Calogero Genduso, siamo venuti in possesso dello studio fatto su di essa, in lingua latina, or è qualche anno, dal padre tedesco Norbert Backmund, dell’ordine dei Premostratensi, che qui di seguito, tradotto, riportiamo, omettendo naturalmente le fonti che sono state dal suddetto padre rinvenute nella Biblioteca Comunale e nell’Archivio di Stato di Palermo, e nella Curia Vescovile di Cefalù.

“È posto in cima ad una valle solitaria ad un’ora di cammino dal paese di Gratteri, diocesi di Cefalù.


Fu in un primo tempo priorato, poi ( dopo l’anno 1200 circa) divenne abbazia.

Il convento dei monaci ( coenobium) fu fondato nell’anno 1140 circa da Ruggero, figlio primogenito del re di Sicilia dello stesso nome; in quel tempo fu priorato. Non è certo se all’inizio fu dell’ordine premostratense e se fu il primo priorato dipendente dalla chiesa della cattedrale di Cefalù, il capitolo della quale fu allora sottoposto all’ordine regolare di S.Agostino.

Nell’anno 1182 appartenne certamente all’ordine premostratense, essendo pontefice Papà Lucio III, che da quell’anno impose al convento come regola quella di S.Giorgio dei premostratensi alla quale rimase fedele.

Negli anni 1160, 1182, e 1191 fu retto solamente da Priori, mentre nell’anno 1223 già dall’ Abbate, il quale fu investito ( infulatus) ed ebbe il diritto di amministrare gli ordini minori.

L’Abbazia che all’inizio era stata povera e piccola, nel sec. XIII divenne vasta e ricca. Le chiese incorporate ad essa furono: S.Leonardo di Isnello, S.Nicolò di Gratteri, S. Cataldo di Partinico e S. Pietro Prato di Gangi. Si sconosce sotto quale giurisdizione fu sottoposta, in quanto non risulta in tutti gli antichi indici. Secondo la tradizione, non acclarata da alcuno, fu fondata da una certa abbazia esistente nella Normandia.

Il capitolo cefaludese studiò sempre di aggregare tale abbazia al suo ordine agostiniano, la quale aggregazione del convento gratterese, probabilmente allora già abbastanza “relaxatus”, di fatto sembra avvenisse verso la metà del sec. XIII (1257?).

Nell’anno 1305 la comunità fu distrutta ed i monaci espulsi con la forza. Sembra che posteriormente il convento venisse ricostruito e che dall’anno 1393 il re nominò gli abbati e tosto fu istituita la commenda.

Fra gli anni 1510 e 1645, cadde in rovina e con tutti i suoi beni venne affidato all’ordine equestre di S.Giovanni di Malta che lo detenne sino al sec. XIX. Infine i suoi beni, unitamente all’archivio, vennero affidati ad un certo Ospedale civile Benefratelli della città di Palermo.”

Così conclude padre Backmund: “ Della chiesa non rimane che una bella rovina posta in una zona amenissima e solitaria che ora quale ricettacolo di pecore (ovile) va man mano distruggendosi in potere ai privati.”

Attraverso le colonne di questo giornale, ognora sensibile ai richiami della storia, dell’arte e degli interessi del popolo di Sicilia, i gratteresi fanno appello al Di Giaccone Giuseppe, sovraintendente ai monumenti di Palermo, del quale sono noti la solerzia e l’amore per l’arte, ed alle autorità tutte preposte in questo campo, affinchè siano salvaguardati da sicura distruzione i resti di un monumento normanno di indiscutibile valore storico ed artistico.

A testimonianza del grande amore che nostro padre, Agostino Di Francesca (Gratteri, 1921- Gratteri 1969), nutriva per il suo paese d’origine, ecco apparire – tra i tanti bei ricordi che ci ha lasciato – la bozza di un articolo scritto nel 1957 e, forse, poi pubblicato sul “Giornale di Sicilia”, per il quale egli curava la cronaca locale. Lo scritto riguarda l’Abbazia normanna di San Giorgio, della quale nostro padre offre innanzitutto un’ampia descrizione di carattere storico ed artistico, frutto di alcune ricerche da lui stesso effettuate, unitamente all’allora parroco di Gratteri, Don Calogero Genduso. Al termine dell’articolo, anche a nome dei suoi amatissimi compaesani, egli auspica l’intervento della Sovrintendenza e delle autorità competenti, a salvaguardia di un bene storico ed artistico di grandissimo valore, altrimenti destinato alla rovina e all’incuria.

Daniela e Maria Luisa Di Francesca

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