Gratteri ha il suo cratere su Marte

Livio Tornabene (nella foto d’archivio, il primo a destra), geologo planetario che svolge i suoi studi presso la Nasa, nel 2006 ha voluto dare il nome di Gratteri ad una porzione di suolo di Marte.

Lo scienziato, legatissimo alla sua terra d’origine, pur avendola vista solo una volta, pensando ai racconti dell’infanzia e ai suoi avi, ha battezzato un cratere “a raggi” col nome di Gratteri, facendolo diventare il primo luogo siciliano sul Pianeta rosso.

Una storia che affonda le radici nell’infanzia dello scienziato, quando il padre Rosario gli raccontava delle bellezze del suo paese d’origine.

Poi gli studi presso la University of Arizona in Tucson e il lavoro di ricerca nell’università del Tennessee (Knoville) e presso la Nasa.

 

La storia del cratere “Gratteri”

Il cratere Gratteri (latitudine 17,71° S e una longitudine di 199,94° E), ha un diamentro di 7,56 km.

Nell’impatto ha espulso rocce che hanno formato milioni di crateri secondari su di una regione ampia circa 500 chilometri.

Molti di questi crateri secondari sono concentrati in raggi, linee che si estendono radialmente da Gratteri.


Sulla Luna i raggi di crateri sono luminosi in genere alle lunghezze d’onda del visibile, ma su Marte si vedono meglio nell’infrarosso termico, dai contrasti di temperatura.

Ogni raggio contiene molti crateri secondari, che sono quelli di piccole dimensioni e dal bordo molto netto. Nello stesso istante vengono formati milioni di crateri secondari, pertanto tutti hanno la stessa età e lo stesso livello di modificazione subìto nel corso del tempo.

La comprensione della distribuzione dei crateri secondari fornisce informazioni a riguardo dei processi da impatto, compreso il meccanismo di espulsione di rocce dal sistema di Marte, rocce che un giorno raggiungere la Terra e diventare meteoriti.

A differenza di una normale foto diurna, questa immagine notturna mostra quanto sono calde le varie superfici.

Toni più luminosi denotano temperature più calde, che indicano aree con materiali di superficie più rocciosi.

Le aree più scure indicano terreni più freschi e più polverosi.

Ad esempio, gli anelli luminosi e stretti sparsi sull’immagine mostrano dove sono esposte le rocce sui bordi sollevati dei crateri da impatto.

Ampie aree luminose mostrano distese di roccia nuda e crosta durevole. I materiali a grana fine, come polvere e sabbia, si presentano come aree scure, in particolare nei raggi striati fatti di materiale fine gettati via a seguito dell’impatto del meteorite.

► Leggi lo studio approfondito sul cratere Gratteri

► Leggi l’articolo su Focus

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