Dal panorama alla memoria – Primavera

Primavera

Più non s’odono
gaie voci di donne
al fiume di Santo Nicola,
né canti di dolci fanciulle
e di spose novelle
all’acqua della Fontana Grande.

Singhiozza laggiù nella valle
l’obliato ruscello,
che è solo
e più perché scorre non sa.

L’ascoltano muti i cipressi
dal poggio del cimitero
e i pini piantati da poco
a guardia del sonno dei morti.


Ma i mandorli di Miciledda,
cui l’aura serena di marzo
carezza le candide chiome,
annunziano ai vivi che sperano
ch’è giunta la primavera.

Giuseppe Terregino
(1968)

Questa terna di nugae, per dirla con Orazio, che proprio a cose inutili pensava quando venne intercettato da un sedicente poeta, vuole essere un omaggio, e niente più di questo, al mio paese d’origine sulla linea di quella memoria nutrita di sogni, speranze e quant’altro una fantasia giovanile può inseguire andando oltre l’orizzonte spazio-temporale dell’età “novella”.

L’età matura, pur con tutto il carico delle delusioni raccolte, non è riuscita a cancellare la tenerezza del ricordo di quel mondo in cui il sole, il cielo, la terra e, in lontananza, il mare avevano colori e sembianze ammiccanti e confortevoli. Ed eccomi quindi a spulciare tra le carte le annotazioni che si riferiscono a quei luoghi dove il ricordo si posa con serenante nostalgia e commossa gratitudine.

So che si tratta di povere cose. Che pubblico tuttavia, nella speranza di una condivisione affettiva verso i luoghi della mia memoria anche da parte di chi, pur non avendo vissuto le mie esperienze, li sente prossimi a quelli del suo mondo esistenziale.

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