Dal panorama alla memoria – Ricordi

Ricordi

Non è la prima volta
che da questa finestra guardo il mare
e la vallata che da qui si stende
fino alla piana di Campofelice.

Venivo qui bambino a contemplare
i cumuli di nubi all’orizzonte
– era il mio teatro - e là di fronte,
sullo sfondo del cielo porporino,
in un groviglio dalla incerte forme,
i sogni miei trovavano la vita.

E quel disco infuocato,
che spandea intorno lame di colore,
era la luce della mia ribalta.


Poi l’angelo suonava il campanone
e in silenzio là, sul cupolone,
si raccoglieano stanche le cornacchie.
Un brivido percorreva l’aria bruna,
e nella soave quiete della sera
la terra recitava una preghiera.

Giuseppe Terregino
(1969)

Questa terna di nugae, per dirla con Orazio, che proprio a cose inutili pensava quando venne intercettato da un sedicente poeta, vuole essere un omaggio, e niente più di questo, al mio paese d’origine sulla linea di quella memoria nutrita di sogni, speranze e quant’altro una fantasia giovanile può inseguire andando oltre l’orizzonte spazio-temporale dell’età “novella”.

L’età matura, pur con tutto il carico delle delusioni raccolte, non è riuscita a cancellare la tenerezza del ricordo di quel mondo in cui il sole, il cielo, la terra e, in lontananza, il mare avevano colori e sembianze ammiccanti e confortevoli. Ed eccomi quindi a spulciare tra le carte le annotazioni che si riferiscono a quei luoghi dove il ricordo si posa con serenante nostalgia e commossa gratitudine.

So che si tratta di povere cose. Che pubblico tuttavia, nella speranza di una condivisione affettiva verso i luoghi della mia memoria anche da parte di chi, pur non avendo vissuto le mie esperienze, li sente prossimi a quelli del suo mondo esistenziale.

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