A vecchia

Con quest’appellativo si suole indicare la Befana, ossia quella vecchietta benefica e premurosa che allieta i bambini con i suoi doni, in occasione delle feste natalizie, la cui abitazione, secondo i gratteresi, è la grotta Grattara.

La sua leggenda è ancor viva tra i suoi abitanti, tanto è vero che si racconta che questa “vecchia” dal viso nero e fuligginoso, avvolta in un bianco lenzuolo, dal corpo di fantasma, con in mano fuso e canocchia, a dorso d’un asino, la notte del 31 dicembre d’ogni anno, si calava dai comignoli delle case, senz’esser vista, e scendeva a riempire le calze di doni ai bambini che a quell’ora erano immersi profondamente nel sonno.

Si attendeva un anno impazienti la venuta di questa simpatica vecchietta che tuttavia incuteva terrore ai piccoli, poiché gli adulti ammonivano che ai non meritevoli essa portava cenere e carbone.


L’avvicinarsi di questa festività, le cui origini sono sicuramente pagane, era annunziata alla cittadinanza dal suono di corni e campane che sin dai primi di dicembre rompevano l’aria appena dopo il tramonto fino a notte inoltrata.

Erano corni d’ariete e di capra, magistralmente adattati per la bisogna che, emettendo un suono gutturale e cavernoso, davano il segnale dell’imminente arrivo della “vecchia”.

Poi la sera di San Silvestro avveniva la conclusione: gruppi di giovani ed anziani, muniti di corni, campanacci, fisarmoniche ed altri strumenti musicali, conducevano l’attesa “vecchia” a dorso di un smartello, per il paese, bussando ad ogni uscio per chiedere “scacciu e turtigliuna” (frutta secca e buccellato), apportando ovunque una notte di gioia ed allegria; mentre i bambini ad goni porta gridavano “A vecchia! A vecchia!”.

Con il passare degli anni quest’antica tradizione, insieme a tante altre è stata rivisitata, ed oggi i giovani gratteresi continuano a far rivivere quest’antichissima usanza, espressione viva e profonda della tradizione popolare gratterese.

Alle prime luci della sera dell’ultimo giorno dell’anno, partendo dalla grotta Grattara, il corteo formato dagli accompagnatori vestiti con antichi costumi, s’incammina attraverso la fitta pineta, che per l’occasione si veste di luci multicolori quasi ad illuminare un’antica processione notturna. Con loro scende la “vecchia”, che, a dorso dell’asinello ed accompagnata dai soliti corni e campanacci e dalla banda paesana, che intona canzoni popolari siciliane e gratteresi, gira tutto l’abitato portando a tutti i bimbi un dono ed infondendo nella cittadinanza una nota di festa.

La manifestazione si conclude nella piazza principale con un processo-satira all’anno che muore e con voti augurali a quello subentrante, il turno con lazzi talvolta polemici per ciò che si è realizzato e per ciò che ancora non è stato fatto.
Come devozione verso San Giacomo, alla fine della Processione è usanza distribuire ai fedeli alcuni grappoli di uva, simbolo della festa

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