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Home > Tutorials > L'angolo della poesia > Aprile al Getsemani (di Giuseppe Terregino) Tutorials

L'angolo della poesia

Aprile al Getsemani (di Giuseppe Terregino)

Di Dario Drago [dariodrago]
2015/4/11 10:30

APRILE AL GETSEMANI (di Giuseppe Terregino)



estate di san martino


APRILE AL GETSEMANI



Le rappresentazioni sacre dei giorni che precedono la Pasqua di Resurrezione sono certamente encomiabili e degne di essere seguite quando coinvolgono gli astanti in una intensa empatia col Cristo sofferente. Ma anche le pi¨ riuscite di esse difficilmente riescono a trasmettere il patos di un evento unico e irripetibile qual Ŕ stato il sacrificio del Figlio di Dio. Non c’Ŕ, infatti, mistero pi¨ grande e perci˛ pi¨ inenarrabile di questo. Tanto che Ges¨ stesso, come uomo, si mostr˛ per un momento incapace di comprenderne la ragione. Fino a sudare sangue nello sforzo di capire il perchÚ di una cosý grande contraddizione tra l’amore immensurabile del Padre e il prezzo che gli si chiedeva di pagare come scotto del peccato non suo, ma dell’umanitÓ che per suo mezzo veniva salvata. Mistero di un amore senza limiti, che si fa vittima sacrificale nel Figlio prediletto perchÚ la morte discendente dal peccato umano fosse cancellata dal destino dell’umanitÓ rappacificata con se stessa nell’empatia con il Redentore.

Questo il segreto che il Cristo volle condividere al Getsemani coi tre, Pietro, Giacomo e Giovanni, ai quali il Padre aveva rivelato la sua vera natura trascendente nella folgorante Trasfigurazione sul monte Tabor. Un segreto adesso, nell’ora del supplizio, sussurrato in modo enigmatico, che tale sarebbe rimasto nei secoli. Difficile da tradursi in parole. E ancor pi¨ difficile da essere sceneggiato nelle rappresentazioni sacre della Settimana Santa. Ecco allora l’invito a cercare un angolo recondito della propria esistenza per cogliere nell’eco delle parole pronunciate da Ges¨ nell’Orto degli Ulivi un qualche indizio della veritÓ che esse racchiudono:


Era di queste sere

al Getsemani

la voce che invocava:

“Padre passi

da me quel calice

di fiele”


Fredda la notte,

e attonita la luna,

di candida pienezza

tondeggiante,

vegliava sulla veglia

dello strazio.


Torpida la mesta compagnia,

solo nell’abbandono

l’Innocente

ansante trasudava

sangue ed acqua.


Sentiva giÓ la folla

nel delirio

ebbra di peccato

e di violenza

gridare: “crucifige,

crucifige”.


Provava nello

spasimo dell’ora

il tremito supremo

del supplizio.


E sulle labbra smunte

soltanto una preghiera:

“Abba perdona”


(GIUSEPPE TERREGINO
1984)


L'angolo della poesia: Questa sezione Ŕ dedicata per intero alle poesie, ossia a quei componimenti che sanno spingerti verso lĺalto, verso posti a volte vacui e idillici, sfuggevoli ma carezzevoli, che catturano e rendono il mondo attorno a noi differente, anche se soltanto per un attimo. Buona lettura!

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