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Notizie : Gratteri e l'anima Cristiana del Socialismo madonita - G. Terregino
Inviato da Dario Drago il 5/4/2019 16:00:00 (12190 letture) News dello stesso autore

Gratteri e l'anima Cristiana del Socialismo madonita - di Giuseppe Terregino


terregino


L’anima del socialismo madonita, almeno nel passato, quando si poneva più urgente il problema del riscatto sociale dei lavoratori proletari, non aveva i connotati della lotta di classe di stampo marxiano, ma aveva quelle caratteristiche umanitarie che si erano espresse prima della Rivoluzione di ottobre e della creazione dell’URSS. Rimanendo tale anche dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, quando in Sicilia esplodeva la lotta contro il latifondo, che aveva l’obiettivo primario di emancipare i lavoratori della terra dallo stato di schiavitù a servizio di una agricoltura tanto improduttiva quanto vessatoria nei loro confronti.


Non è la nostra intenzione quella di approfondire, con un corposo saggio ad hoc, un tema così complesso e importante. Vogliamo soltanto limitarci a mettere in risalto la dimensione cristiana del socialismo delle nostre zone, come testimonianza evangelica a favore delle classi più umili e diseredate della società. Una testimonianza che trovava input e conforto nell’avvenuta stesura di una Carta costituzionale improntata al principio di solidarietà, sul fondamento della uguale dignità del lavoro di ogni specie e della parità dei cittadini di ogni genere e classe in riferimento ai diritti propri della persona umana.


Un ordine di idee, questo, in cui non era difficile cogliere l’ispirazione cristiana, quale si era anche rivelata nella famosa enciclica Rerum Novarum di Leone XIII. Una ispirazione avvalorata per altro dal ruolo svolto dai parlamentari e dagli intellettuali cattolici nella elaborazione e nella stesura della Carta. Sicché non era raro il caso di vedere nei fatti un felice coniugio tra l’aspirazione cristiana alla uguaglianza nella comune figliolanza divina e la prassi socialista della lotta democratica per il raggiungimento di un tale fine. Quello di sollevare, sotto lo sguardo di “San Ghiavicuzzu chi talia”, dallo stato di stringente indigenza, nella precarietà di una condizione di vita appesa anche al filo della volubilità della meteorologia, “sta genti chi cu stentu e cu duluri / curri ogni ghiuornu all’antu, a la campia, / e lu panuzzu vagna di suduri”. Come cantava il poeta gratterese Giuseppe Ganci Battaglia nel bellissimo sonetto dedicato al suo paese d’origine.


Una logica umana, questa, che dovette essere pure quella di un altro gratterese, segretario del PSI al top del suo seguito in Cefalù, il maestro Peppino Cannici, uomo di sincera fede socialista e di altrettanta fede cristiana, mai nascosta e mai rinnegata. Figlio di quel paese dove i contadini e i braccianti socialisti e comunisti, pur presenti nelle lotte politiche di occupazione delle terre feudali, erano pure presenti nelle cerimonie religiose della Settimana Santa, in camice e rocchetto, in giro per il paese o in chiesa in occasione del Precetto pasquale.


Questo modus agendi è quello che ci torna alla memoria se pensiamo al caso in cui coralmente l’intero paese ebbe a rendere omaggio alla Madonna di Gibilmanna in occasione della annuale donazione dell’olio. Era Il primo settembre del 1974 . Ad accendere la fiammella della lampada votiva alla Madonna era un giovane avvocato, che guidava una Giunta di sinistra composta, come tutto il Consiglio, di operai, braccianti e contadini. I quali si erano dovuti fare carico dell’amministrazione del paese in un momento di crisi della classe dirigente democristiana a livello provinciale, il cui riflesso in sede locale era stata la mancata partecipazione del sindaco uscente alla competizione elettorale.


L’evento anzidetto veniva così a rendere palese quella dimensione cristiana del socialismo, forte a Gratteri e abbastanza radicata sulle Madonie, dove la fede politica di sinistra ha avuto una lunga e significativa tradizione in esponenti di primo piano, nonché nelle popolazioni del Circondario, animate per l’altro verso da una sentita fede religiosa, visivamente espressa nella devozione alla Madre SS. di Gibilmanna.


Per i Gratteresi, poi, in tale connubio si intendeva manifestare l’obbedienza al monito del Divino Maestro ai figli di Zebedeo che gli chiedevano, tramite la loro madre, di essere posti uno alla sua sinistra e l’altro alla sua destra nel Regno dei cieli. Cosa di cui sarebbe bene si ricordassero i cristiani impegnati in politica e della quale non possono non tenere conto i gratteresi quando è richiesto il loro impegno particolare per il bene comune.


Nell’attività pubblica, in ordine ai poteri e alle responsabilità a questa connessi, essi sono chiamati a ricordarsi del monito evangelico rivolto agli apostoli in quell’episodio in cui si vede il nostro amato Protettore nel ruolo provocatorio di chi ambisce a una posizione di preminenza sugli altri, sollecitando così nel Divino Maestro quell’affermazione perentoria sulla posizione di potere come posto di maggiore servizio, non in direzione dell’accrescimento del proprio avere in una logica di comando dispotico, ma in quella di spendersi senza misura nell’interesse del bene comune.


Che l’amministrazione di cui stiamo parlando fosse all’altezza di un tale compito, non possiamo essere noi a dirlo. Lo dirà la storia. Ma che la loro buona volontà fosse meritevole di approvazione, a prescindere dalla parte politica di appartenenza, è un indiscutibile fatto di cronaca, se è vero – come è vero – che l’intera comunità gratterese si sentì allora coinvolta nell’evento e soddisfatta della sua riuscita. Tanto che il discorso del Sindaco, applaudito dalla folla, ebbe l’onore della stampa su “l’Eco di Gibilmanna” a futura memoria. 


Giuseppe Terregino

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