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Comprensorio Madonita : La Diocesi di Cefal¨ nel cuore del Papa - A cura di G. Terregino
Inviato da Dario Drago il 20/2/2018 12:40:00 (815 letture) News dello stesso autore

La Diocesi di Cefalù nel cuore del Papa - A cura di Giuseppe Terregino


Locandina TGS studio Stadio Gratteri


Il messaggio del nuovo Vescovo alla comunità della Diocesi di Cefalù è un documento che va diretto al cuore della persona che abbia un minimo di fede in Cristo Salvatore, la cui immagine campeggia, configurando il divino nell’umano, da quasi nove secoli nel tempio a Lui dedicato in Cefalù da Ruggero II il normanno. Questa immagine, infatti, o meglio la “Luce gentile che si irradia dal volto luminoso del bel Cristo Pantocratore”, mons. Giuseppe Marciante, assume a guida del suo ministero.

Questo, insieme al fatto che egli viene da Roma, dalla cerchia dei collaboratori pastorali del Santo Padre, ci fa supporre e sperare una rifondazione della nostra Diocesi nello spirito, esaltato – come vedremo - dal nuovo Vescovo, che era proprio dei Normanni; i quali come legati pontifici (in virtù della Legazia Apostolica commessa al Conte Ruggero) dovevano ricondurre la Sicilia alla fede cristiana in stretto legame con la sede apostolica di Roma. Della quale opera sono segni ben vistosi le tre cattedrali di Monreale, Palermo e Cefalù, nonché alcuni significativi insediamenti monastici, piccoli nelle dimensioni, ma importanti nella funzione religiosa di loro pertinenza, dei quali la abbazia premonstratense di Gratteri era certamente di non secondaria importanza. Come stanno a testimoniare i vari benefici in suo favore da parte dei sovrani normanni e il legame, anche se talora antagonistico, con la Cattedrale di Cefalù.

A tale speranza ci induce “l’impressione di vivere una nuova primavera” del Vescovo Giuseppe, il quale nel suo messaggio, di alto livello letterario con qualche venatura poetica, come quella che richiama la fioritura dei mandorli sulla scia della visione di Geremia, rileva che proprio «sin dall’epoca normanna Cefalù viene definita terra d’incontro tra i popoli, luogo privilegiato di sostentamento dei poveri e di quanti vi transitano. Uno dei tratti distintivi che caratterizza la chiesa di Cefalù è lo spirito di carità».

Il che ci lascia anche supporre che la telefonata del Papa (poco dopo la sua elezione) al parroco dello Spirito Santo in Cefalù non sia stata del tutto casuale, come non sia stata casuale l’udienza concessa a una delegazione diocesana guidata dal Vescovo Manzella. In Vaticano c’era certamente una particolare attenzione per la nostra Diocesi anche prima della salita al pontificato di Francesco, come ci fa ragionevolmente credere la scelta dell’icona dell’abside della nostra Cattedrale come simbolo dell’Anno della Fede, perché ritenuta dalla Chiesa universale imprescindibile per dare all’evento il richiamo figurativo più coinvolgente. In riconoscimento anche della potenza dell’arte musiva bizantina, che riesce ad esprimere con tanta vivezza quel trasumanar che - a detta del Poeta – “significar per verba non si poria”. Dove però l’umanità non si volatilizza, ma resta visibile nella sua portentosa carica di concretezza rivelatrice dell’identità insita in ogni essere umano.

Con queste premesse, la scelta del Pontefice in ordine alla copertura della sede episcopale di Cefalù, ispirata – come ogni fedele è tenuto a credere – dallo Spirito Santo, esprime la volontà di rivalutazione della Diocesi in linea con la storia e in considerazione del ruolo internazionale della città di Cefalù. Una storia e un ruolo di cui questa città deve dimostrarsi degna.

Cosa che oggi può fare anche in virtù del fatto che il suo nuovo Pastore è altamente consapevole del compito che gli è stato assegnato. Anche in relazione alle caratteristiche sociali e ambientali del territorio che gli è stato affidato. E proprio per questo motivo egli richiama nel suo messaggio il monito di Papa Francesco al Convegno dei delegati della CEI a Firenze nel 2015: «In ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni Diocesi e circoscrizione, in ogni regione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii Gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni». Aggiungendo: «è mio vivo desiderio raccogliere questa consegna e condividerla con tutta la comunità diocesana».

Per ottemperare alla quale consegna, con filiale e devoto affetto, che veramente commuove, affida la Comunità del suo ministero «al dolce sguardo materno di Maria Santissima di Gibilmanna che, pellegrino, ho avuto modo di ammirare nell’estate del 2012». Volendo così meglio significare che non viene con l’animo di un funzionario, ma con l’animus del Pastore apostolico zelante e pienamente immedesimato nel sentire, anche riguardo alla devozione mariana, del suo gregge.

Il paese di Gratteri, in questa nuova esperienza di vita religiosa, può vantare una doppia vicinanza alla rinnovata guida paterna: quella della prossimità della sede locale e quella della presenza nel suo territorio di un’orma non insignificante del potere normanno in un punto nevralgico delle vie di comunicazione del tempo, nonché di essere stato attraversato, con grande concorso di popolo al seguito, dall’immagine della Vergine SS. di Gibilmanna nel lontano 1534. Oltre che dell’onore di essere il borgo più vicino al Santuario, ancora oggi meta di frequenti e numerosi pellegrinaggi, e di potersi vantare di avere dato i natali al fondatore del convento dei monaci francescani. Salvo il dovere di dimostrarsi degno di tanto prestigiosa tradizione.


Giuseppe Terregino






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