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Comprensorio Madonita : Gibilmanna in Sicilia di Curzio Malaparte - Archivio A. di Francesca
Inviato da Dario Drago il 17/9/2017 11:30:00 (444 letture) News dello stesso autore

Gibilmanna in Sicilia di Curzio Malaparte - Dall'archivio di Agostino di Francesca


Gibilmamma


Tra le tante carte lasciateci da nostro padre, Agostino Di Francesca, su alcuni fogli trovo, ordinatamente incollati, numerosi ritagli di articoli di carattere fiscale da lui pubblicati; un trafiletto di ben altra materia, gelosamente conservato, subito mi appare fuori posto.

Come avviene nel gioco enigmistico “Trova l’intruso”, esso produce in me un effetto-sorpresa. In questo caso, una duplice sorpresa: si tratta del ritaglio di un bellissimo, vecchio articolo su Gibilmanna, forse ignoto ai più, l’autore, nientepopodimenochè, Curzio Malaparte, considerato uno dei più grandi narratori del ‘900- ancorchè personaggio controverso e discusso- reso famoso dalla pubblicazione del romanzo “ La pelle” ( da cui Liliana Cavani ha tratto anche un film nel 1981) che dipinge, con toni grotteschi, la realtà di una Napoli disperata e corrotta nelle mani delle forze alleate, al termine della II guerra mondiale.

L’articolo reca in calce, timbrata, la data del 7 ottobre 1955, nonché, riportata a mano da mio padre, la seguente annotazione: “Il Serraglio di Curzio Malaparte, dal periodico Tempo”. Esso documenta la presenza dello scrittore a Gibilmanna nel lontano 1934.

La visita del sindaco di Castelbuono, nella casa di Capri, fa riaffiorare prepotentemente, nella mente dell’autore, il ricordo dei boschi di frassini - della “dolcissima manna che se ne ricava - tipici di quegli alti e felici luoghi” delle Madonie.

Sospettato di cospirazione antifascista, Curzio Malaparte viene infatti confinato a Lipari nel 1933, per cinque anni. Nel ’34, al rientro da Palermo, dove è stato sottoposto ad alcune visite mediche, sosta per una notte alla stazione dei carabinieri di Gibilmanna, prima di riprendere il viaggio verso la piccola isola.

Colpisce - in uno scrittore noto per l’irruenza, lo spirito provocatorio e il furore narrativo- il tratto delicato della penna nel descrivere una natura, quella madonita, aspra e selvaggia insieme, accecante nella sua sfolgorante bellezza.

Una breve visione, durata solo pochi istanti, quella di Gibilmanna con i suoi boschi di frassini, ma che gli lascerà il ricordo struggente e indelebile della “disumana bellezza della natura di Sicilia”, “crudelissima e dolorosa” insieme, e di un “lontano, felice sogno di libertà, sempre deluso”, fino al giorno della sua morte, avvenuta nel 1957.


Daniela Di Francesca


Gibilmanna curzio malaparte


Gibilmanna in Sicilia


È venuto ieri a trovarmi, nella mia casa di Capri, il sindaco di Castelbuono, che è il paese della manna, in Sicilia. Castelbuono è alta cinquecento metri sul mare, a ridosso delle Madonie: ed è famosa per i suoi grandi boschi di frassini, dai quali, per le ferite incise nella scorza, geme la manna che dissetò gli Ebrei nel deserto. Il sindaco di Castelbuono si chiama Carollo, ed è apparso lietamente sorpreso nell’apprendere che io conoscevo quei luoghi, e non soltanto Castelbuono, ma la contigua Gibilmanna, il cui nome saraceno vuol dire Monte della manna.

Nel 1934 ero confinato nell’isola di Lipari, ed essendo invalido di guerra mi accadde di dovermi recare a passar la periodica visita di controllo prima nel tubercolosario di Palermo, poi nell’ ospedale militare di Morreale. Al ritorno per Lipari, essendo partiti da Palermo nel tardo pomeriggio, e vietando il regolamento di far viaggiare i carcerati dopo il tramonto, i carabinieri di scorta mi fecero interrompere il viaggio a Cefalù. Ma le prigioni di Cefalù erano piene, e quel comando dei CC.RR. risolse di farmi trascorrere la notte a Gibilmanna, nella camera di sicurezza di quella Stazione di Carabinieri. Così conobbi quegli alti e felici luoghi, e i boschi di frassini, e la dolcissima manna. La mattina all’alba, prima di lasciar Gibilmanna per scendere a Cefalù, ottenni dalla mia scorta di sostare qualche istante a contemplare la disumana bellezza della natura di Sicilia, crudelissima e dolorosa per me, tanto m’appariva pura e serena.

Da quel giorno, sempre ho nel cuore Gibilmanna, e Castelbuono ricca di frassini, e il canto di Teocrito: “ Non v’è al mondo nulla di più felice, che il contemplare da un’alta riva il mare di Sicilia”. (Dalla mia prigione, udivo nella notte gemere i frassini, e lacrimar le bianche, dolci lacrime della manna, e le tenere, chiare foglie parlar sommesse nel vento. E mi dicevo: “Ah, potessi tornare un giorno, uomo libero, a contemplare da questa alta riva il mare di Sicilia!). E ieri, mentre Carollo mi parlava di Gibilmanna e di Castelbuono, io tornavo col cuore a quei monti, a quei boschi di frassini, alla verde spalla selvosa delle Madonie, a quel mio lontano, felice sogno di libertà, sempre deluso.

Curzio Malaparte

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