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Si racconta che... : Il Barone usurpatore e il Vescovo santo - A Cura di G. Terregino
Inviato da Dario Drago il 17/11/2017 17:10:00 (305 letture)

Il Barone usurpatore e il Vescovo santo - A Cura di Giuseppe Terregino


Nicolò de Burellis - Gratteri - Ventimiglia



Nella rassegna dei vescovi di Cefalù stilata da fra’ Benedetto Passafiume (v. De origine ecclesiae cephaleditanae, Venezia 1645) è citato un caso che fa cadere un’ombra sul paese di Gratteri. Il caso è quello del vescovo Nicolò de Burellis (vescovo della diocesi dal 1353 al 1359), del quale mons. Giuseppe Misuraca, nella Serie dei vescovi di Cefalù, sottolinea che fu «uomo di santa vita e di grande rettitudine. Per aver difeso i diritti della sua chiesa contro il Barone di Gratteri, che voleva usurpare il feudo della Roccella, fu cacciato dal suo Palazzo e chiuso nella prigione di Gratteri, dove morì il 1359 in fama di santità».

La triste vicenda è così narrata dal Passafiume nel citato volume – donde l’ha attinta il Misuraca - alla pagina 68: «Nicolò, uomo molto pio e in fama di santità, fu assunto alla chiesa di Cefalù sotto il sommo pontefice Innocenzo VI, ed essa egli guidò con straordinario zelo, come dimostra il fatto che ne fu acerrimo difensore e per lei ebbe a subire diverse traversie, specialmente perché non volle acconsentire alla alienazione della Roccella e per questo, vessato da afflizioni nelle carceri fuori di Cefalù, dopo un irreprensibile ministero pastorale si addormentò nel sonno di una santa morte. Ma ritrovato genuflesso con la faccia rivolta verso il cielo, venne trasferito e sepolto presso il seggio vescovile nel coro della cattedrale, dove rimase fino al 1642, quando il vescovo Corsetto curò che fossero esumate le ossa del suo scheletro, che fece conservare nella sacrestia. (Nicolò) resse la Chiesa, munendola di santissimi esempi per 17 anni».

Dopo la lettura del precedente passo, un gratterese si pone la domanda sulla fede dei propri antenati. Ma questi non c’entrano per nulla nella vicenda che abbiamo narrato. Essa è stata una bega, con finale tragico, fra il feudatario del luogo, Francesco II dei Ventimiglia, e il vescovo di Cefalù, la cui colpa era solo quella di difendere il patrimonio della sua chiesa di provenienza regia. Allora, sotto il regno di Federico III di Aragona (1355-1377), “i baroni – come dice Jean Huré (Storia della Sicilia, ED.RI.SI, Palermo 1982, p.90) – erano i padroni dell’isola. … Il popolo sprofondava nella miseria e l’Isola nell’anarchia feudale”. La Sicilia era straziata soprattutto “dalla sanguinosa rivalità tra le grandi famiglie, i Palizzi, i Ventimiglia, i Chiaramonte, gli Alagna”. Non contava neppure il re. Pensiamo un po’ se potevano contare i poveri sudditi di questi grandi e potentissimi feudatari che su di essi avevano diritto di vita e di morte.

Il barone che spadroneggiava a Gratteri era Francesco II Ventimiglia. Egli, oltre che barone di Gratteri, Conte di Collesano e sesto conte di Geraci, dopo la morte del fratello Emanuele che di questa contea era stato, come primogenito di Francesco I, il titolare, era anche Gran Camerario del Regno di Sicilia e sarebbe diventato Vicario del Regno medesimo nel 1377. La povera gente di Gratteri non c’entra per nulla nella vicenda criminale dell’assassinio del vescovo. Era, invece, di certo presente quando – come dice mons. Misuraca nel luogo citato - «il suo corpo venne trasportato con grande concorso di popolo nella cattedrale di Cefalù e sepolto sotto il solio vescovile, con l’indicazione di una semplice croce di porfido».

Purtroppo chi conduce il carro della storia non può o non vuole avere scrupoli umanitari: la conquista e il mantenimento del potere si fondano sulla categoria del cinismo. Quando si insedia un regime di governo, questo tende sempre a consolidarsi per durare il più a lungo possibile e a tal fine utilizza il suo potere, senza scrupoli di sorta. Non fa eccezione il regime feudale, che si instaura in Sicilia nel XIV secolo e, favorito dalla debolezza del regno dei successori di Federico d’Aragona, si rafforza surrogando lo stesso potere regio e dura fino al secolo XIX con strascichi di mentalità fino ai nostri giorni. «È questo – dice ancora lo Huré – il grande dramma della storia della Sicilia, uno dei drammi della storia dell’Italia moderna; nel momento stesso in cui si assisteva nell’Italia del Nord alla liquidazione del regime feudale, la Sicilia e tutto il Sud vi si sistemavano per secoli».

Evidentemente le storture dei regimi non vanno trasferite ipso facto su tutti gli individui che ne hanno detenuto il potere. Pure nel regime feudale – e noi ne abbiamo avuto qualche esempio pure a Gratteri – si incontrano personalità positive sotto l’aspetto dell’esercizio di esso. Precisato questo, va ribadito che non è certo giustificabile quella prepotenza di cui è stato incolpevole vittima il vescovo de Burellis. Ragione per cui per i gratteresi il carcere del castello dei Ventimiglia, benché ormai ridotto a una realtà del tutto virtuale, deve avere anche il significato di monito contro il dispotismo del potere, che non giudica e condanna secondo giustizia, ma soprattutto in funzione del tornaconto di chi comanda.


 

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Notizie : L'Abbazia di s. Giorgio 'adottata' dai ragazzi della scuola di Gratteri
Inviato da Dario Drago il 5/11/2017 17:20:00 (731 letture)

L'Abbazia di san Giorgio 'adottata' dai ragazzi della scuola di Gratteri


La scuola adotta un monumento Gratteri


Alcuni ragazzi dell'Istituto Comprensivo Nicola Botta, plesso di Gratteri, grazie alla collaborazione dalla Prof.ssa Rossella Raimondi, hanno partecipato al progetto "la scuola adotta un monumento", segnalando nell'atlante monumenti adottati la nostra Abbazia di San Giorgio.

Il progetto, patrocinato dal Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, dall'ANCI e dal Ministero dei beni delle attività Culturali e del Turismo, nasce per valorizzare e far conoscere, grazie al supporto dei ragazzi, luoghi, emergenze architettoniche e opere d'arte d'Italia.

Ecco la descrizione dei progetto:


Sottratto al degrado e all’incuria con l’acquisizione da parte del Comune di Gratteri che ha eseguito alcuni interventi di restauro, oggi del monumento originario rimane molto poco: del monastero non vi è più traccia; sono visibili, invece, i muri perimetrali della chiesa (che era a pianta basilicale a tre navate con tre absidi sul lato orientale), uno splendido portale romanico e alcuni elementi decorativi.

Molti sono i motivi per i quali abbiamo scelto di adottare questo monumento: la bellezza del luogo in cui sorge, una radura circondata da boschi tra le colline e il mare; la sua antichità (risale, infatti, al XII secolo) e unicità (fu l’unico insediamento in Sicilia dei frati Premostratensi, agostiniani riformati provenienti forse dalla Normandia); il suo valore artistico come esempio significativo di stile romanico europeo. Desideriamo fortemente tutelare e valorizzare l’ Abbazia come parte integrante del paesaggio ed elemento della nostra identità storico-culturale.


Qui di seguito il video realizzato dai ragazzi:


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Notizie : Gratteri: nonna Maria festeggia i suoi 100 anni
Inviato da Dario Drago il 15/10/2017 20:20:00 (3346 letture)

Gratteri: nonna Maria festeggia i suoi 100 anni


Nonna maria


Traguardo importante riservato a pochi quello appena raggiunto dalla signora Maria Di Pietro, nata il 14/10/1917 a Gratteri.

Cresciuta in una famiglia numerosa, si è sposata con Giacomo Carò nel 1949, prematuramente scomparso nel 1985. Dalla loro unione sono nate due figlie, Maria Antonia e Stella; quest'ultima le ha dato la gioia di diventare nonna di due nipoti, Dario e Silvia, a cui la signora è affezionatissima.

Vissuta sempre nel piccolo paese madonita, chi ha il piacere di conoscerla la descrive come una persona gentile e disponibile, dedita alla famiglia e alla casa oltre che un'instacabile lavoratrice.

In questo giorno così importante, che solo poche persone hanno la fortuna di vivere, la famiglia, i parenti, gli amici e tutta la comunità gratterese si sono ritrovati nella chiesa Madre per la celebrazione della Santa Messa di ringraziamento, presieduta dal Parroco Don Francesco Richiusa, durante la quale non sono mancati momenti di grande commozione.

Dopo la celebrazione per tutta la cittadinanza è stato allestito un rinfresco accompagnato dalle immancabili foto di rito.

Per l'occasione l'Assessore Giacomo Cirincione, in rapprensentanza dell'Amministrazione Comunale, ha omaggiato la longeva nonnina gratterese con una targa ricordo.

Alla festeggiata è stato fatto dono dal Parroco anche di un telegramma con gli auguri di Papa Francesco.


Nonna maria

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Notizie : Ri-Nasce la Pro Loco a Gratteri
Inviato da Dario Drago il 12/10/2017 15:20:00 (1369 letture)

Ri-Nasce la Pro Loco a Gratteri


Il consiglio direttivo della nuova Pro Loco di Gratteri


A seguito di una serie di incontri organizzati dal comitato promotore che si sono svolti nelle scorse settimane, mercoledì 11 ottobre 2017, nel Salone Parrocchiale San Paolo di Gratteri, si è tenuta l'assemblea per la costituzione della nuova “Pro Loco Gratteri”.

47 sono i soci e 7 i simpatizzanti di età inferiore ai 18 anni che ieri sera hanno contribuito a scrivere una bella pagina della storia di Gratteri.

I soci, durante l'assemblea hanno votato lo Statuto della nuova associazione e hanno provveduto all’elezione del Consiglio Direttivo che rimarrà in carica per la durata di 4 anni.

Sono stati eletti durante la prima seduta di Consiglio Mariarosaria Cirincione presidente, Arcangelo Cimino vice presidente, Giovanni Giallombardo segretario e Giuseppe Mazzola tesoriere, che si aggiungono ad Angelo Capuana, Francesco Caragnano e Antonio Cillufo, membri del Consiglio Direttivo.

Spero che la “Pro Loco Gratteri”afferma la neo Presidente Mariarosaria Cirincione - possa diventare un centro di aggregazione di persone, una fucina di idee e attività, con l'intento di diventare anello di congiunzione e dialogo tra enti pubblici e privati che intendono investire nel territorio gratterese”

La “Pro Loco Gratteri” sarà un'associazione senza scopo di lucro, su base volontaria e avrà lo scopo di valorizzare le potenzialità turistiche, naturalistiche, culturali, artistiche, storiche, sociali, sportive ed enogastronomiche del territorio.

Il primo impegno del neo Consiglio sarà quello di registrare lo statuto presso gli Enti preposti e richiedere l'accreditamento presso la Regione Siciliana.

Coloro i quali volessero dare la loro adesione possono ancora farlo: la Pro Loco infatti continuerà a raccogliere le iscrizioni per diventare socio.


Per contatti e informazioni:

facebook.com/prolocogratteri

mail: prolocogratteri@gmail.com

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Si racconta che... : San Gregorio Magno a Gratteri - a cura di Giuseppe Terregino
Inviato da Dario Drago il 10/10/2017 15:20:00 (430 letture)

San Gregorio Magno a Gratteri - a cura di Giuseppe Terregino


San Gregorio a Gratteri


Come ben sappiamo, nel Santuario di Gibilmanna è esposto in bella evidenza il ritratto del papa San Gregorio Magno. E questo perché, secondo una delle ipotesi che fa riferimento alla sua fondazione di alcuni monasteri benedettini in Sicilia, prima di salire al soglio pontificio, tra queste istituzioni sarebbe da annoverarsi anche il monastero di Gibilmanna; il quale - come è risaputo – precedette di parecchi secoli l’attuale convento francescano, sorto nel 1535, mentre il monastero benedettino databile all’epoca di San Gregorio sarebbe stato fondato alla fine del VI secolo, dato che proprio nel 590 il santo Papa venne eletto come successore di San Pietro.

Di queste notizie dà testimonianza anche fra’ Benedetto Passafiume nel suo compendio sulla origine della chiesa di Cefalù, dove – secondo lui - a rafforzare l’ipotesi anzidetta concorrerebbe l’evento della «celebrazione di un grande giubileo nel giorno della festa del medesimo Gregorio, col concorso delle popolazioni limitrofe di Cefalù, Castelbuono, Isnello e Gratteri, le quali dopo avere ricevuto devotamente , …, il sacramento della Santissima Eucaristia in questa chiesa, accedono a una chiesa quasi diroccata baciandone con devozione i muri, ritenendo per certo che ivi San Gregorio avesse scelto di porre la sacra cappella, la residenza e l’oratorio».

Quanto fin qui detto basterebbe per confermare la vicinanza del nostro paese a una figura di papa cosi eccelsa quale fu quella di san Gregorio, il quale, pur in un momento certamente non facile della vita ecclesiale e sociale dopo la caduta dell’impero romano d’occidente e il conseguente succedersi di invasioni barbariche, lasciò una traccia indelebile del suo governo accorto e lungimirante e contributo storico non meno importante anche con riferimento al vigore che seppe infondere alla preziosa eredità di San Benedetto, di cui tutti sanno quanto preziosa sarebbe stata per evitare il decadimento delle istituzioni civili e il degrado dell’assetto sociale in conseguenza della caduta del potere imperiale di Roma. Ma c’è una piccola cosa che si aggiunge a questa vicinanza, un forse sconosciuto dato storico, di cui fa cenno il Passafiume, che farebbe essere il nostro paese protagonista della devozione all’inclito seguace del Nursino. Ed è il dato di fatto – riferito dal Passafiume - dell’esistenza a Gratteri (nel 1645) del rudere di «una chiesa dedicata a San Pietro, che la tradizione vuole che sia stata consacrata da San Gregorio ed è destinataria di una grandissima devozione, specialmente nel giorno della ricorrenza del Santo Pontefice».

Questa devozione fa tutt’uno con quella di Gibilmanna se si tiene conto del fatto che esse si unificano nella persona di Padre Sebastiano, insieme gratterese e fondatore del convento cappuccino di questo luogo, che si è nutrito, insieme al latte materno, anche con la devozione al Pontefice benedettino, pure lui con una forte ascendenza siciliana, se è vero – come è vero – che le sue fondazioni in Sicilia miravano alla valorizzazione in senso ecclesiale della eredità materna. Ciò, però, non può essere una conferma, sul lato strettamente storico, della fondazione da parte di San Gregorio del cenobio benedettino di Gibilmanna, né della sua reale presenza a Gratteri. Ci vuole ben altro per fare una affermazione così impegnativa sul conto di una persona di tanta importanza storica. Il dato di fatto, tuttavia, di una sua inveterata presenza spirituale nel nostro territorio non può considerarsi insignificante, perché dona forza alla congettura di uno stretto legame di questa terra col Papa di Roma, che non poté essere né sciolto né indebolito dal lungo primato del patriarcato di Costantinopoli, che imponeva alla Sicilia il rito greco-bizantino, o dal successivo dominio arabo prima del ripristino del legame con Roma ad opera dei Normanni.

La storia di Gratteri prima della sua appartenenza alla baronia e poi al principato dei Ventimiglia, proprio grazie a questa inveterata presenza spirituale, non è da considerarsi preistoria, ma storia vera di una comunità adulta sul piano della fede religiosa e forse anche della vita civile. Non abbiamo documenti validi e inoppugnabili per affermare questo, ma la presenza, seppure solo in spirito, di questo Padre della Chiesa, la cui statua, con quelle di Ambrogio, Agostino e Girolamo, decora il frontale della cattedrale di Cefalù, fa legittimamente spostare indietro di secoli l’avvento della civiltà cristiana nel nostro territorio.


Giuseppe Terregino


 

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Notizie : Numeri vincenti del sorteggio di S. Giacomo
Inviato da Dario Drago il 4/10/2017 10:00:00 (122 letture)

Numeri vincenti del sorteggio di S. Giacomo


Sorteggio


In data 1 ottobre 2017 alla presenza del Parroco Don Francesco Richiusa, nella qualità di Presidente del comitato dei festeggiamenti in onore di San Giacomo, dei componenti del Comitato dei festeggiamenti e di numerosi fedeli sono state eseguite le operazioni di sorteggio della lotteria di beneficenza organizzata dal Comitato dei festeggiamenti in onore di San Giacomo.

Ecco i numeri che sono stati sorteggiati:


sorteggio

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Notizie : Incontro per la costituzione della nuova Pro Loco di Gratteri
Inviato da Dario Drago il 29/9/2017 21:30:00 (262 letture)

Incontro per la costituzione della nuova Pro Loco di Gratteri


Pro loco Gratteri


Il comitato promotore composto da Capuana Angelo, Caragnano Francesco, Cinquegrani Pasquale, Cillufo Antonio, Cimino Arcangelo, Cimino Sofia, Cirincione Antonino, Drago Dario, Marcì Rosanna, Porcello Antonella, invita la cittadinanza a partecipare all’incontro durante il quale verrà costituita la nuova Pro Loco di Gratteri.

I sottoscritti, quale Comitato promotore, esprimono la volontà di procedere alla costituzione formale della nuova Pro Loco di Gratteri con l'intento di promuovere e valorizzare le peculiarità presenti nel territorio gratterese.

L’amore e la passione incondizionati per la storia e le tradizioni di un territorio meraviglioso e di rara bellezza come il nostro, hanno rappresentato e rappresentano ancora oggi, l’elemento fondamentale che ha fatto da trade unions.

La nuova realtà costituenda ha come obiettivi la promozione turistica, culturale, enogastromica, folckoristica del territorio, combinando in un positivo connubio, tradizione e innovazione.

La nuova Pro Loco vuole essere un laboratorio di idee e intende diventare anello di congiunzione e dialogo tra enti pubblici e privati che intendono investire nel territorio gratterese.

L'incontro, durante il quale si procederà al tesseramento, all'approvazione dello statuto e all'elezione dei componenti del Consiglio Direttivo si terrà mercoledì 11 ottobre alle ore 21:00 presso il Salone parrocchiale.


Si invitano tutti colori i quali sono interessati a partecipare all'incontro


Pro loco Gratteri

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Notizie : Aperte le selezioni ai giovani per il progetto Radyouth
Inviato da Dario Drago il 25/9/2017 11:50:00 (223 letture)

Aperte le selezioni ai giovani per il progetto Radyouth


radyouth


Nell’ambito del programma Erasmus+ e con il sostegno di ANG – Agenzia Nazionale per i Giovani l’associazione Co.Net realizza il progetto RADYOUTH – Rise the youth in the rural contexts, con il patrocinio del Comune di Gratteri.

Il progetto riguarda lo scambio di buone pratiche sullo sviluppo rurale e sulle potenzialità per i giovani delle aree rurali all’interno dell’Unione Europea.

Si aprono quindi le selezioni per 5 partecipanti e 5 uditori per uno scambio internazionale che si svolgerà a Gratteri dal 27 settembre al 3 ottobre 2017 e vedrà la partecipazione di giovani da 5 paesi europei (Italia, Spagna, Polonia, Serbia, Ungheria, Romania).

Verranno realizzate attività laboratoriali indoor e outdoor, basate sui metodi di didattica non formale, in lingua inglese.

L’impegno richiesto è di circa 6 ore al giorno (mattina: 9,30-12,30; pomeriggio 15,00-18,00) per un totale di 42 ore. A seguito di una presenza costante l’associazione rilascerà un attestato di partecipazione (per partecipanti e uditori). I 5 partecipanti riceveranno anche la certificazione “Youthpass”.

Si ricercano quindi 5 partecipanti e 5 uditori tra i giovani di Gratteri impegnati o interessati alle seguenti attività:



  • turismo,

  • turismo rurale,

  • agricoltura,

  • valorizzazione dei beni naturali, paesaggistici e culturali.


Per i 5 partecipanti è richiesta una conoscenza di base della lingua inglese.

Si prega di inviare le candidature entro il 24 settembre 2017 a info@conetsicilia.it allegando:



  • il participation form compilato in tutte le sue parti;

  • un curriculum in formato europeo;

  • una lettera di motivazione.


Scarica qui il modulo di partecipazione




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varie : Il nitrito della cavalla impennata - A cura di Giuseppe Terregino
Inviato da Dario Drago il 25/9/2017 11:20:00 (296 letture)

Il nitrito della cavalla impennata - A cura di Giuseppe Terregino


Gibilmamma


Quando si ebbe la felice idea di includere il nome di Angelina Lanza nella toponimia gratterese, si disse abbastanza sulla statura intellettuale, spirituale e morale di questo personaggio, purtroppo mai ben ripagato dell’onore che la sua presenza ha reso al contesto non soltanto del nostro paese, ma dell’intero circondario delle Madonie. Sul piano letterario e della spiritualità Angelina Lanza è senza alcun dubbio una vetta difficilmente eguagliabile. Vetta che spicca anche in alcune pagine della Casa sulla montagna, che è senza dubbio un capolavoro della narrativa per la sensibilità dell’approccio all’ambiente e ai personaggi, per il patos dei drammi umani rappresentati, per la vivezza del racconto, agile ma compiuto, della vita di un contesto umile ma non privo di valori alti, quali la sacralità della famiglia, la solidarietà, la compassione.

Valori che emergono, pur nell’atmosfera tragica della scena, anche nelle pagine che descrivono un incendio di vaste dimensioni che ebbe il suo culmine e il punto di maggiore pericolo in prossimità del cocuzzolo della Ciucca, da dove poteva dilatarsi fino a incenerire buona parte della foresta attigua. Così non fu perché lo spirito di sacrificio dei volontari accorsi dal paese vicino e la sapienza ancestrale di chi era esperto nella tecnica del tagliafuoco riuscirono a placare la tempesta infuocata che, partita dal territorio del vicino paese di Isnello, stava per divorare ogni specie vegetale sul suo inarrestabile cammino.

Emersero allora prove di altruismo sincero, segno della sentita solidarietà che legava i membri della comunità colpita dalla sventura. Altruismo che però risultò impotente a fronte del dramma di una cavalla su un angusto rialzo di terreno completamente circondato dalle fiamme, che non consentivano ad alcuno di avvicinarsi, mentre il suo proprietario, che voleva istintivamente accorrere, veniva sottratto a stento dagli amici alla medesima sua tragica sorte. Quell’impennarsi della cavalla nell’ultimo vano tentativo di sfuggire al suo funesto destino e il suo lacerante nitrito di aiuto danno alla scena il tocco più alto della tragedia: non di una animale sembra, infatti, trattarsi, ma di un essere vivente ghermito all’improvviso da una diabolica grinfia mortale.

La descrizione della Lanza è magistrale e vano sarebbe volerne imitare lo stile narrativo. Basta dire che su questo punto il suo genio tocca l’acme del genere tragico e riesce a dare una saggio ben eloquente di quali e quante tragedie la sconsideratezza umana nella custodia della natura può arrecare alla comunità. Oggi è diventato così consueto lo spettacolo degli incendi che ardono ettari ed ettari di terreno coltivato, immense distese di vegetazione boschiva, fino a lambire i centri abitati, che il racconto dell’incendio descritto da Angelina Lanza in quel della Tribuona grande può sembrare cosa di poco conto, come se si trattasse di “tanto rumore per nulla”. Ma non è così, perché l’arte quando tocca le vette del sublime – come nel caso appena narrato – ha sempre un effetto catartico, perché commuove e fa nascere il senso di ciò che veramente vale. Il nitrito di dolore della cavalla impennata è il grido di dolore di ogni essere vivente che si è venuto a trovare in situazione simile, vuoi che si trattasse di fuoco, di acqua o di vento, ed è anche un incancellabile marchio d’infamia lanciato col grido di assassini per quegli sconsiderati che, per interessi lerci o per malevola insensatezza, producono danni irreparabili all’ambiente e al prossimo che vi risiede. Ed è per tale motivo che abbiamo scelto questo relativamente piccolo episodio a simbolo della devastante azione di singoli individui o di potenti lobby nell’uso dell’ambiente naturale. Perché la prosa poetica di Angelina Lanza ha il potere, a nostro avviso, di far nascere la nostalgia di un mondo di valori in cui sta pure la salvaguardia della natura. Quel mondo di fratelli e sorelle che nel Cantico di frate Sole innalzano la lode al loro e nostro Creatore.

Senza questo fraterno rapporto con la natura, risulta soltanto vana, perché meramente retorica, ogni difesa dell’ambiente naturale, stante il rapporto mercenario che inevitabilmente si instaura con esso, nel quale si perde anche il senso di ogni valore morale ed estetico. E così perde anche senso la vita, come avviene quando si disconosce il valore della bellezza come fine dell’esistenza e dell’operosità umana.


Giuseppe Terregino




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Comprensorio Madonita : Gibilmanna in Sicilia di Curzio Malaparte - Archivio A. di Francesca
Inviato da Dario Drago il 17/9/2017 11:30:00 (492 letture)

Gibilmanna in Sicilia di Curzio Malaparte - Dall'archivio di Agostino di Francesca


Gibilmamma


Tra le tante carte lasciateci da nostro padre, Agostino Di Francesca, su alcuni fogli trovo, ordinatamente incollati, numerosi ritagli di articoli di carattere fiscale da lui pubblicati; un trafiletto di ben altra materia, gelosamente conservato, subito mi appare fuori posto.

Come avviene nel gioco enigmistico “Trova l’intruso”, esso produce in me un effetto-sorpresa. In questo caso, una duplice sorpresa: si tratta del ritaglio di un bellissimo, vecchio articolo su Gibilmanna, forse ignoto ai più, l’autore, nientepopodimenochè, Curzio Malaparte, considerato uno dei più grandi narratori del ‘900- ancorchè personaggio controverso e discusso- reso famoso dalla pubblicazione del romanzo “ La pelle” ( da cui Liliana Cavani ha tratto anche un film nel 1981) che dipinge, con toni grotteschi, la realtà di una Napoli disperata e corrotta nelle mani delle forze alleate, al termine della II guerra mondiale.

L’articolo reca in calce, timbrata, la data del 7 ottobre 1955, nonché, riportata a mano da mio padre, la seguente annotazione: “Il Serraglio di Curzio Malaparte, dal periodico Tempo”. Esso documenta la presenza dello scrittore a Gibilmanna nel lontano 1934.

La visita del sindaco di Castelbuono, nella casa di Capri, fa riaffiorare prepotentemente, nella mente dell’autore, il ricordo dei boschi di frassini - della “dolcissima manna che se ne ricava - tipici di quegli alti e felici luoghi” delle Madonie.

Sospettato di cospirazione antifascista, Curzio Malaparte viene infatti confinato a Lipari nel 1933, per cinque anni. Nel ’34, al rientro da Palermo, dove è stato sottoposto ad alcune visite mediche, sosta per una notte alla stazione dei carabinieri di Gibilmanna, prima di riprendere il viaggio verso la piccola isola.

Colpisce - in uno scrittore noto per l’irruenza, lo spirito provocatorio e il furore narrativo- il tratto delicato della penna nel descrivere una natura, quella madonita, aspra e selvaggia insieme, accecante nella sua sfolgorante bellezza.

Una breve visione, durata solo pochi istanti, quella di Gibilmanna con i suoi boschi di frassini, ma che gli lascerà il ricordo struggente e indelebile della “disumana bellezza della natura di Sicilia”, “crudelissima e dolorosa” insieme, e di un “lontano, felice sogno di libertà, sempre deluso”, fino al giorno della sua morte, avvenuta nel 1957.


Daniela Di Francesca


Gibilmanna curzio malaparte


Gibilmanna in Sicilia


È venuto ieri a trovarmi, nella mia casa di Capri, il sindaco di Castelbuono, che è il paese della manna, in Sicilia. Castelbuono è alta cinquecento metri sul mare, a ridosso delle Madonie: ed è famosa per i suoi grandi boschi di frassini, dai quali, per le ferite incise nella scorza, geme la manna che dissetò gli Ebrei nel deserto. Il sindaco di Castelbuono si chiama Carollo, ed è apparso lietamente sorpreso nell’apprendere che io conoscevo quei luoghi, e non soltanto Castelbuono, ma la contigua Gibilmanna, il cui nome saraceno vuol dire Monte della manna.

Nel 1934 ero confinato nell’isola di Lipari, ed essendo invalido di guerra mi accadde di dovermi recare a passar la periodica visita di controllo prima nel tubercolosario di Palermo, poi nell’ ospedale militare di Morreale. Al ritorno per Lipari, essendo partiti da Palermo nel tardo pomeriggio, e vietando il regolamento di far viaggiare i carcerati dopo il tramonto, i carabinieri di scorta mi fecero interrompere il viaggio a Cefalù. Ma le prigioni di Cefalù erano piene, e quel comando dei CC.RR. risolse di farmi trascorrere la notte a Gibilmanna, nella camera di sicurezza di quella Stazione di Carabinieri. Così conobbi quegli alti e felici luoghi, e i boschi di frassini, e la dolcissima manna. La mattina all’alba, prima di lasciar Gibilmanna per scendere a Cefalù, ottenni dalla mia scorta di sostare qualche istante a contemplare la disumana bellezza della natura di Sicilia, crudelissima e dolorosa per me, tanto m’appariva pura e serena.

Da quel giorno, sempre ho nel cuore Gibilmanna, e Castelbuono ricca di frassini, e il canto di Teocrito: “ Non v’è al mondo nulla di più felice, che il contemplare da un’alta riva il mare di Sicilia”. (Dalla mia prigione, udivo nella notte gemere i frassini, e lacrimar le bianche, dolci lacrime della manna, e le tenere, chiare foglie parlar sommesse nel vento. E mi dicevo: “Ah, potessi tornare un giorno, uomo libero, a contemplare da questa alta riva il mare di Sicilia!). E ieri, mentre Carollo mi parlava di Gibilmanna e di Castelbuono, io tornavo col cuore a quei monti, a quei boschi di frassini, alla verde spalla selvosa delle Madonie, a quel mio lontano, felice sogno di libertà, sempre deluso.

Curzio Malaparte

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