HOME NOTIZIE RUBRICHE FOTO ALBUM FORUM CONTATTI
  
   Registrati adesso su Gratteri.org!    Login
Conoscere Gratteri
Menu
Link sponsorizzati
Chi c'è online
12 utente(i) online
(1 utente(i) in Forum)

Iscritti: 0
Ospiti: 12

altro...
Menu (solo webmaster)



Naviga in questa discussione:   1 Utenti anonimi





Gratteri - le tradizioni stravolte
Webmaster
Iscritto il:
1970/1/1 1:00
Gruppo:
Webmasters
Messaggi: 1070
Livello : 28; EXP : 80
HP : 0 / 695
MP : 356 / 99617
Offline
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: Ciccio Agostaro

Dalle nostre parti, per ignoranza o voglia di fare a tutti i costi, spesso vengono inseriti nelle antiche tradizioni le novità più disparate, anche quelle più stravaganti, col risultato di travisarne completamente il senso e il significato.
Se volete trovare un esempio di come una tradizione di alto significato religioso possa essere stata trasformata e stravolta con la pretesa di costruire una manifestazione d’interesse turistico, andate a vedere la tradizionale processione del Venerdì Santo, chiamata della “Sulità”, nel paesino madonita di Gratteri che si tiene il Venerdì Santo.
Quando eravamo ragazzi, ma non solo, partecipavamo con vibrante attesa a quella processione. Mio nonno, che era membro della confraternita di S. Giacomo, fin da bambino mi coinvolgeva nei preparativi. Bisognava riparare le lanterne, povere, fatte di un bastone di canna per reggere la candela, a sua volta protetta da un paralume di carta velina colorata; bisognava predisporre le corone di liana e i cappi (pasture) anch’essi di liane, che i confrati quella sera avrebbero portato al collo nella processione. Bisognava reperire dalle donne che li avevano preparati nella Quaresima i piatti con i germogli di frumento per adornare la statua dell’Ecce Homo. Tutto doveva essere curato nei minimi particolari per la settimana santa, perché ogni elemento portava con se un significato specifico . I ricordi, per chi vive lontano, sono memoria anche del proprio essere e così ho trovato“ l’occasione, nel servizio del sito “gratteri.org, per ricordare e, se si vuole, rimembrare. Quel sito contiene un video semplice e accurato che documenta lo svolgimento della processione la cui visione mi ha lasciato amareggiato per il contrasto tra quello che ho visto e i miei ricordi, inducendomi ad esprimere una critica che vuole essere costruttiva.
In merito a quanto si dice nella presentazione vorrei precisare:
Non si sa dove gli autori della presentazione al video trasmesso su YOU TUBE abbiano preso la notizia della data, così precisa (1612), dell’istituzione della processione a Gratteri. Se esiste un documento o una testimonianza sarebbe bello citarla per farcela conoscere.
In quanto all’origine del termine “sulità” che denomina la processione, in quella presentazione se ne riporta l’etimologia (da SOLEDAD), ma il riferimento viene fatto semplicemente al procedere dei confrati in fila indiana.
Errore grave, il termine è riferito soprattutto alla Madre di Gesù, rimasta sola nel dolore, conseguenza della morte redentrice dal peccato. Non per nulla le donne dietro la statua della Madonna cantano il ritornello: “Sono stati i miei peccati, Gesù mio perdon pietà”.
Questo è l’unico canto della processione. Questo è’ il tema, l’oggetto della contemplazione che la processione proponeva. Di fronte a un sì grande dramma il popolo cristiano è coinvolto nell’atto penitenziale e i partecipanti procedevano come si conviene ai penitenti: da soli, con la tunica bianca, i fianchi cinti, la corona sul capo che richiama quella di spine, e il cappio al collo, immedesimazione e proponimento per la “sequela Christi”.
La figura del penitente pellegrino che s’incammina col bastone e i fianchi cinti, ha origine biblica; si riferisce al cammino di liberazione dalla schiavitù e marca, nella processione, il profondo significato teologico e religioso. L’austerità dunque era la caratteristica della processione, non lo sfoggio.
Da quello che si può vedere nel video di YOU TUBE, quella di oggi è diventata un frigandò dal significato confuso e con inconsistenti aspirazioni di esibizione folcloristica.
La caratteristica principale della processione era data dal suo ordine che scandiva la contemplazione della morte del figlio e del dolore della madre. Per questo la statua della Madre, rimasta sola nel suo dolore, si collocava in coda alla processione, quasi appartata e accompagnata soltanto dalle donne, le uniche che possono condividere il dolore di una madre.
Le statue da portare in processione erano quindi solo quelle essenziali: la flagellazione, la crocifissione, la deposizione nel sepolcro, la Madre rimasta sola.
L’aggiunta di altre statue hanno trasformato la processione in una specie di via crucis che, pur essendo un nobile e pio esercizio, è ben diversa da quello che proponeva: la drammatizzazione sulle conseguenze del peccato che porta alla morte e il dolore della Madre per una più intima meditazione e immedesimazione. La via Crucis è una rilettura, la processione della “ sulità” è un’azione.
A Roma quel pio esercizio della via crucis assume un significato diverso perché si svolge sulla terra della testimonianza dei primi cristiani che diedero la loro vita col sangue. La processione della sulità di Gratteri, invece, esprime l’atto di pentimento e di penitenza per il coinvolgimento nella morte di Cristo di fronte al dolore della Madre enfatizzato e drammatizzato.
Tutto il resto e un sovrappiù. Aggiungere altre statue distrae dalla peculiarità di questo gesto e ne confonde il significato. La processione ha un solo tema di cui bisogna prendere coscienza. La sua caratteristica fondamentale è l’austerità non il folklore. Quella processione era un invito e una pubblica promessa a prendere sul serio quel ritornello: ”Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon pietà”.
Per farlo e per esprimerlo i nostri antenati avevano assunto forme di comunicazione univoche e precise. Nell’atto penitenziale i confrati non indossavano i loro rocchetti (le mantelle) di seta colorata, in altri posti preziosamente ricamati, ma indossavano il solo camice, con i fianchi cinti si accingevano al cammino penitenziale di chi implora la liberazione, con sul capo la corona e al collo il cappio di liana che si usava per immobilizzare le bestie, nella consapevolezza della propria condizione di peccatori e in riconoscimento di sottomissione al Salvatore.
Quello schiamazzo di catene e “troccole” che si ode nel video, allora era il naturale rumore di catene che di tanto in tanto producevano soltanto i portatori delle statue, e che nel paese si poteva udire lontano, nel silenzio buio della sera, unica concessione alle espressioni drammatiche delle antiche sacre rappresentazioni popolari.
Ogni onore mondano e ogni insegna era accantonata nella processione. I sacerdoti andavano in “nigris”, vestiti di tonaca nera, senza cotta e senza stola e soprattutto senza reliquie o benedizioni. Non è tempo per sfoggiare potere per i preti, né per le autorità civili, quando ci si pone dietro l’urna di Cristo morto.
Il venerdì santo è infatti un giorno aliturgico; non la chiesa non vuole distrazioni o altre pratiche che non siano quelle della contemplazione della morte di Cristo tanto che di fronte al crocifisso, solo quel giorno, si genuflette. Nulla deve distrarre dall’essenziale. Non si celebra neppure la messa, figurarsi le benedizioni o altre pie pratiche. Il venerdì santo termina con la sepoltura, di per sé è un giorno di sconfitta, se non ci fosse stato anche la domenica. Quella però deve ancora arrivare.
L’ordine nella processione prevedeva dunque che dopo l’urna di Cristo morto, accompagnata dai preti e le autorità, le autorità e la banda, per ultima, a sottolineare col distacco e la solitudine, il dolore della madre, si ponesse la confraternita dell’Addolorata con la statua della Madonna accompagnata dalle sole donne per i motivi già detti.

Il suo movimento non prevedeva punti d’interruzioni, né momenti conclusivi; terminava nello stesso ordine in cui era cominciata, col procedere delle confraternite nel loro silenzio, rotto soltanto dal lamento cupo del tamburo stonato, ma nella compostezza del portamento che quell’austera partecipazione comportava.
Quello svolazzare di mantelle colorate per tutti i confrati, introdotte forse con la pretesa d’imitare e competere con altre sontuose processioni del meridione d’Italia, dimostrano ignoranza e incompetenza da parte dei promotori dei cambiamenti, oltre che cattivo gusto.
Indossano la mantella persino i confrati di S. Andrea che non l’hanno mai avuta nella loro divisa. Il cappuccio bianco abbassato sugli occhi dei confrati che sfilano nella processione può richiamare forse le cerimonie dei beati paoli, non certo una motivazione religiosa cristiana. Forse chi ha deciso questi cambiamenti voleva valorizzare l’elemento folclorico, ma con tutto ciò è stata stravolta la processione basata sul tema della solitudine nel dolore, com’era e come la ricordavamo; quei cambiamenti non danno sostanza alla manifestazione, la rendono solo insignificante e la stravolgono nel contenuto.
Se davvero i gratteresi tengono alla specificità delle loro buone e nobili tradizioni dovrebbero pretendere che ne venga rispettato lo spirito e non siano alterate e manomesse per conservare gelosamente quelle specificità e unicità che le rendono interessanti anche per chi vuole guardarle soltanto come manifestazioni popolari.

Ciccio Agostaro

Clicca qui per leggere l'articolo

Allega:



jpg  SULITà.jpg (43.97 KB)
5_4dd8da08477a7.jpg 402X600 px

Inviato: 2011/5/19 12:26

Modificato da dariodrago su 22/5/2011 11:37:54
Modificato da dariodrago su 22/5/2011 11:40:32
_________________
Dario Drago
http://www.d3design.it
Trasferisci l'intervento ad altre applicazioni Trasferisci


Re: Gratteri - le tradizioni stravolte
Webmaster
Iscritto il:
1970/1/1 1:00
Gruppo:
Webmasters
Messaggi: 1070
Livello : 28; EXP : 80
HP : 0 / 695
MP : 356 / 99617
Offline
In qualità di autore del video, mi sembra giusto rispondere alla domanda di Ciccio Agostaro sulla fonte dalla quale sono state tratte le informazioni riguardanti la Sulità.
Tutte le informazioni relative alla tradizionale processione di Gratteri sono state estrapolate dal libro Gratteri, storia cultura tradizioni , Isidoro Scelsi, Kepa Editrice (1981) Palermo.

Cito testualmente dal libro la parte che riguarda l'anno 1612:
"Per quanto concerne il perché di questa denominazione, nel 1612, gli Spagnoli, allora dominanti la Sicilia, introdussero l’usanza di fare, la sera del Venerdì Santo, la processione come si svolgeva a Siviglia e che loro chiamavano appunto “Soledad” dal tipico procedere dei confrati salmodianti, in fila indiana, anziché penitenziale e con in mano un flambò o una lanterna. Da Soledad a “Sulità” il passo è breve"

Dario Drago

Inviato: 2011/5/19 14:51
_________________
Dario Drago
http://www.d3design.it
Trasferisci l'intervento ad altre applicazioni Trasferisci


Re: Gratteri - le tradizioni stravolte
Webmaster
Iscritto il:
1970/1/1 1:00
Gruppo:
Webmasters
Messaggi: 1070
Livello : 28; EXP : 80
HP : 0 / 695
MP : 356 / 99617
Offline
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: Giuseppe Terregino

Egregio Direttore,

ringrazio il Cielo (e lei ovviamente) che mi ha fatto leggere nel sito internet di Gratteri una eccellente pagina di un gratterese verace, che è anche un caro amico, anche se le diverse vicende della vita ci hanno portati irreversibilmente lontani. Mi riferisco al pezzo giornalistico di Ciccio Agostaro sulla cosiddetta “Sulità”, della quale egli dà l’interpretazione autentica, rimarcandone anche, da autorevole teologo quale egli certamente è, il significato liturgico. Significato che egli giustamente vede quanto meno sottaciuto, se non proprio oscurato, a vantaggio di innovazioni sceniche che possono trasformare una fondamentale pratica di culto in manifestazione folcloristica. Con tutto il danno che questo inevitabilmente adduce anche alla identità religiosa della comunità gratterese, nella quale è giusto che si riconoscano le nuove generazioni se non si vuole svuotare di significati assiologici ed esistenziali la fede dei padri.

Non mi dilungo sul punto, anche perché non potrei fare altro – stante il mio poco fondamento in materia - che sminuire la compiutezza e l’organicità del testo di Ciccio. Mi limito solo a suggerire (senza tuttavia la minima pretesa) di dare alla nota in argomento una evidenza e una collocazione che la mettano al riparo dalla dimenticanza cui sono inevitabilmente destinate, per la loro stessa natura, tutte le news. Si tratta, infatti, di una vera e propria lezione di teologia liturgica, nonché di una nota storica degna di rimanere nella memoria di gratteresi di oggi e di domani.

Spero di non essere stato inopportuno e intanto, mentre la ringrazio per l’attenzione che vorrà prestare al mio scritto, la prego di gradire un cordialissimo saluto.

Giuseppe Terregino

Inviato: 2011/5/22 11:32
_________________
Dario Drago
http://www.d3design.it
Trasferisci l'intervento ad altre applicazioni Trasferisci


Re: Gratteri - le tradizioni stravolte

Iscritto il:
2011/5/14 19:32
Gruppo:
Utenti registrati
Messaggi: 4
Livello : 1; EXP : 21
HP : 0 / 5
MP : 1 / 122
Offline
Una precisazione, un ringraziamento e una provocazione.
La precisazione riguarda la datazione al 1612 dell’istituzione a Gratteri della processione della “ sulità”. Dario ci informa, correttamente, che la notizia riportata nella presentazione al video è stata estrapolata dal libro di Isidoro Scelsi. Infatti ha ragione, alla pag. 124 Isidoro Scelsi riporta quella notizia senza citare però alcun documento. Il problema è tutto qui: Scelsi da una notizia non documentata e altri la riportano in maniera acritica. Senza voler essere polemico, caro Dario, il fatto che sia riportata da Scelsi non significa che quella notizia possa essere presa per oro colato, se non viene documentata.
Il ringraziamento Giuseppe Terregino per le gentili parole che ha voluto usare nei miei confronti e gli apprezzamenti che mi rivolge. Egli ha usato una espressione cruciale che io nel mio scritto non ho mai usato e che coglie comunque l’essenziale della mia critica. Le modifiche apportate alla processione finiscono per oscurane il significato di “pratica religiosa” trasformandola in folklore.
E allora voglio rivolgere una provocazione soprattutto ai credenti. Se le nostre processioni hanno finito per perdere la loro funzione di “pratica religiosa” e sono diventate semplici espressioni folkloristiche, non sarebbe meglio abolirle per evitare che la nostra fede venga usata in maniera strumentale? Mi piacerebbe sentire cosa ne pensano soprattutto coloro che hanno promosso quei cambiamenti?
Ciccio Agostaro

Inviato: 2011/5/23 1:26
Trasferisci l'intervento ad altre applicazioni Trasferisci


Re: Gratteri - le tradizioni stravolte
Utente
Iscritto il:
2009/3/18 12:21
Gruppo:
Utenti registrati
Messaggi: 1
Livello : 1; EXP : 0
HP : 0 / 0
MP : 0 / 0
Offline
Caro professor Francesco Agostaro, sono felice di notare che c'è ancora dell'interessamento nei confronti delle tradizioni religiose gratteresi. Volevo farle sapere che io, Pasquale Cinquegrani e il sig. Francesco Caragnano siamo stati i fautori dell'iniziativa che ha visto la reintroduzione delle “cappe” durante la processione della "Sulità"; iniziativa fortemente supportata dall'Amministrazione Comunale, dalle Confraternite tutte e da un gruppo di persone che con il loro lavoro manuale, hanno realizzato, basandosi sui modelli originari, le suddette cappe.
La realizzazione ha avuto luogo solo dopo meticolose ricerche effettuate presso gli archivi storici parrocchiali, delle confraternite, nonché tramite i ricordi della popolazione anziana che ancora vive a Gratteri.
Per esempio, per ciò che riguarda la cappa indossata dalla confraternita di San Giacomo, posso dirle con certezza che era costituita da un saio bianco, cinto da un cordone del medesimo colore, il tutto unito ad una mantellina color rosso vermiglio detta "rocchetto" e cappuccio bianco sulla testa. Le informazioni riguardanti ciò ci sono pervenute tramite il Sig. Sapienza Giuseppe, venuto a mancare 2 anni fa, e , non potrà dissentire, "Saggnavicaru" doc!
Le altre confraternite hanno altrettanti documenti, anche fotografici; la confraternita della Madonna del Carmelo ad esempio, possiede una cappa datata Pasqua 1927, che ancora oggi viene indossata dal superiore durante la processione.
Sono sicuro che chi indossa queste cappe il giorno del Venerdì Santo lo fa con fede e non per folklore
Per quanto riguarda la reintroduzione della statua di Gesù alla colonna, opera di proprietà della famiglia Tornabene, sempre secondo testimonianze locali, si fa risalire la sua ultima uscita in processione agli anni ‘30, quindi non si intende statua di nuova introduzione.
Ora, professore: quant'avi c’un vieni a Grattieri pù Vienniri Ssantu??!!
So che in questi anni ci sono stati numerosi stravolgimenti, ma credo che lei purtroppo non li abbia potuti notare non vivendoli di presenza.
Cito solo il più importante o forse quello che mi sta più a cuore, opera dell’ex parroco Don Santino Scileppi: l’eliminazione del momento della traslazione del Crocifisso della matrice Vecchia, dalla sua cappella all’urna, che veniva effettuata la mattina del Venerdì Santo ad opera del superiore della confraternita del SS. Sacramento sotto il titolo di San Giuseppe e dei suoi congiunti, i quali di mano in mano, deponevano la venerata effige di Gesù nell’urna.
Anch’io come avrà intuito sono molto legato alle tradizioni e alla fede di questa comunità, ma sono cosciente del fatto che i tempi cambiano e le tradizioni , inevitabilmente, si evolvono con essi…
D’altro canto siamo una comunità di “gente mediocre” abbandonata, purtroppo, negli anni ‘60 dalle menti più eccelse…
Che vuole che le dica… si fa quel che si può!!!

Cordiali Saluti
Pasquale Cinquegrani

Inviato: 2011/5/23 22:56
Trasferisci l'intervento ad altre applicazioni Trasferisci


Re: Gratteri - le tradizioni stravolte
Utente
Iscritto il:
1970/1/1 1:00
Gruppo:
Utenti registrati
Messaggi: 1
Livello : 1; EXP : 0
HP : 0 / 0
MP : 0 / 0
Offline
Sono assolutamente d'accordo con Pasquale.
Volevo aggiungere alcune considerazioni che penso possano essere utili alla discussione.
Chi ha avuto il piacere di occuparsi di tradizioni popolari, sopratutto in quelle a carattere religioso, è consapevole del fatto che:
- Il voler distinguere, in queste o tra queste, tra sacro e profano, è del tutto fuorviante;
- Le tradizioni religiose non ancora "folclorizzate", sono dotate di un dinamismo proprio che ne attesta la vitalità. In parole povere le tradizioni, se sono ancora vive, cambiano. Di anno in anno si assiste alla scomparsa di elementi o comportamenti ritenuti ormai obsoleti (non più funzionali) e all'introduzione di altri. Proprio quando questa viene codificata, congelata ad un attimo, ritenuto da qualcuno il più autentico, si assiste alla sua "folclorizzazione": Una pratica non più vitale, morta, museificata( il "come eravamo" e non più il "come siamo"). Proprio per questo non c'è un periodo storico che può essere ritetuto più o meno autentico. Immagino che nel dopoguerra qualcuno si sia lamentato della trasformazione della Sulità in mero esercizio folclorico quando le figure portate in processione sono state ridotte a quattro, negli anni settanta per l'abbandono delle cappe e la scomparsa dei Sepolcri, l'illuminazione delle vare con lampadine ad incandescenza, agli inizi del novecento per l'introduzione della banda musicale, la scomparsa dei lamenti, le lanterne di carta velina colorata ecc.
Giacomo Lombardo

Inviato: 2011/5/24 16:05
Trasferisci l'intervento ad altre applicazioni Trasferisci


Re: Gratteri - le tradizioni stravolte

Iscritto il:
2011/5/14 19:32
Gruppo:
Utenti registrati
Messaggi: 4
Livello : 1; EXP : 21
HP : 0 / 5
MP : 1 / 122
Offline
Ciccio Agostaro
Un grazie a chi ha commentato il mio intervento; anche se in disaccordo ogni opinione diventa stimolante per nuovi approfondimenti. In particolare ringrazio il Sig. Cinquegrana del quale non raccolgo certo il sarcasmo circa le “menti eccelse” alle quali non mi posso gloriare di appartenere. Non mi dilungo neppure nel rispondere alle affermazioni più banali dei due ultimi commenti. Certo che le cose e il costume cambiano col tempo. Certo che le situazioni si evolvono, ma mai in maniera meccanica; dietro i cambiamenti ci sono sempre le persone con le loro motivazioni, le loro sensibilità e le loro finalità.
A proposito. Io non ho bisogno di cercare esperti per informarmi di com’erano fatte le “cappe” semplicemente perché ricordo benissimo com’era fatta quella di mio nonno che ho posseduto fino a poco tempo fa. Ma non è questo il punto. Sostenevo un’altra cosa: che il venerdì santo quella cappa veniva indossata con particolari accorgimenti e che la maggior parte dei confrati la indossava senza rocchetto per i motivi che ho spiegato.
Ciò premesso ritengo importante fare due osservazioni.
Ecco la prima: nel mio intervento ho impiegato più di due pagine per spiegare i significati che aveva la processione della “sulita” come la conoscevo io. Mi aspettavo che chi ha apportato cambiamenti spiegasse il significato di quello che ha fatto. Per esempio, quale significato religioso ha il cappuccio abbassato sugli occhi? A che serve ripetere con due statue il tema della flagellazione? Se si vuole fare una via crucis, perché inserire solo la caduta di Gesù sotto la croce e non inserire anche le altre stazioni in modo da farne una completa? Purtroppo negli interventi critici non ho trovato neppure un frammento di spiegazioni del significato di quelle novità, come se interessasse solo l’apparire. L’apprezzamento che si può esprimere per la buona volontà e l’impegno non vale però a giustificare lo stravolgimento della processione.
La seconda osservazione riguarda l’affermazione di Lombardo quando sostiene che:
“Chi ha avuto il piacere di occuparsi di tradizioni popolari, soprattutto in quelle a carattere religioso, è consapevole del fatto che:
- Il voler distinguere, in queste o tra queste, tra sacro e profano, è del tutto fuorviante”
No, caro amico, non ci siamo. Sono convinto che tu non intendi riferirti al dibattito filosofico sulla definizione del sacro e della sua applicabilità al cristianesimo. Intendi invece riferirti all’approccio etnologico e antropologico alle tradizioni del passato, assunte a mere categorie del costume. Questo non basta per definire la specifica natura della dimensione della fede alla cui comprensione è possibile pervenire solo distinguendola e identificandola come categoria religiosa. Distinguere non è fuorviante, è illuminante.
D’altra parte proprio la confusione tra sacro e profano, nella storia europea e non, ha provocato grandi disastri: quelli dell’integralismo quando la religione vuole comprendere e assorbire ogni cosa nella visione totalizzante della società; e quelli della strumentalizzazione della religione quando il civile e il politico prevarica su di essa pretendendo di condizionarla e di adattarla ai propri bisogni.
La storia è piena di queste prevaricazioni e delle tragiche conseguenze che ne sono derivate. Ancora oggi il rischio permane se non si rimarca la distinzione e l’autonomia tra la dimensione civile e quella religiosa, tra fede e politica, tra sacro e profano. Ce n’è bisogno ancora oggi e ce n’è bisogno anche a Gratteri.
C’è bisogno a Gratteri di non essere integralisti. Vuol dire, per esempio, che bisogna correggere quella mentalità secondo cui i propri i modelli religiosi che organizzano il tempo e lo spazio, magari con continui e interminabile pseudo suono di campane, o con itinerari fissi (come la via crucis) che sacralizzano tutto lo spazio civico, possano essere imposti a tutti senza tener conto della sensibilità di chi cristiano o credente non è. Si tratta di pretesa arrogante e mancanza di rispetto delle convinzioni e delle scelte diverse dalle proprie.
Dall’altra parte c’è bisogno di distinzione anche per affermare che le manifestazioni religiose appartengono ai credenti ed è soltanto loro competenza stabilirne forme e contenuti. Non può aver diritto di parola sull’organizzazione delle pratiche religiose cristiane chi non fa parte in maniera coerente e attiva della comunità ecclesiale; si assiste invece alla pretesa di certi che vogliono interferire come fare, magari, la festa del patrono, ma non frequentano la chiesa e i sacramenti e non vanno a messa neppure a Pasqua. O addirittura di chi ritiene di poterne subordinare la partecipazione alla presenza del prete gradito.
Si tratta di mentalità distorte che producono pratiche religiose distorte e che i credenti hanno il dovere di rifiutare perché non sia deformata la natura stessa del cristianesimo.
Ciccio Agostaro

Inviato: 2011/6/10 0:27
Trasferisci l'intervento ad altre applicazioni Trasferisci






Puoi vedere le discussioni.
Non puoi inviare messaggi.
Non puoi rispondere.
Non puoi modificare.
Non puoi cancellare.
Non puoi aggiungere sondaggi.
Puoi votare.
Non puoi allegare files.
Non puoi inviare messaggi senza approvazione.

[Ricerca avanzata]





Gratteri.org su facebook
Link sponsorizzati


 

Gratteri.org © 2001-2016 | info webmaster@gratteri.org | Develop & Graphics by D3Design.it | CheFacile.com | Cookie policy