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Re: A proposito del giovedì di mastri: LASCIAMO PERDERE I LUPI!
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Caro Ciccio,
come avrà ben capito io non odio le critiche costruttive, ma le supposizioni che a volte possono essere distruttive.
Denigrare ciò che fino a oggi “nel bene e nel male” si è fatto, con tutte le difficoltà possibili del caso, nell'intento di “Venir fuori dal marasma in cui si trova la nostra comunità”, non lo trovo costruttivo.
La proposta di ritornare alle origini, per un nuovo cammino che possa guardare al futuro è concreta, si, ma non tiene conto di chi, negli ultimi anni, a volte lottando contro i mulini a vento, a volte “confrontandosi con la quotidianità”, ha cercato in tutti di modi di proteggere e mantener vive, pur modificando e introducendo nuovi elementi, le tradizioni che i nostri padri ci hanno tramandato.
In questi anni caro Ciccio Lei qui non c'ha vissuto, e non potendo toccare con mano l'evoluzione che c'è stata e che, per dover di cronaca, è stata accolta da tutta la comunità gratterese, me ne perdoni, ne ha raccontato una versione alquanto distorta.
Alla Sua critica manca quindi un tassello. Quell'anello di congiunzione che lega il Suo passato al nostro presente.
Se avesse tenuto conto di tutti i passaggi che ci sono stati negli ultimi 20 e più anni che hanno portato le nostre tradizioni oggi ad essere quelle che realmente sono, forse non avrebbe ricevuto queste critiche.
Mi piace definire il mio concetto con le parole di Mario Capanna che penso possano rafforzare il mio pensiero “Il ricordare viene a stabilirsi come raccordo e accordo tra passato e futuro, tramite il presente. E' ciò che sta indietro e, insieme, di fronte”.
Caro Ciccio, per progettare il futuro bisognerebbe imparare dal passato, ma è di vitale importanza la conoscenza del presente, di ciò che c'è in questo preciso momento, di come ci siamo arrivati, di quello che siamo.
Colgo l'occasione per dirle che tutti i commenti non sono stati scritti in forma anonima. Gli utenti che hanno risposto hanno una propria identità. Basterebbe cliccare sul nick per conoscerla.
Mi dispiace che abbia fatto la scelta di “scuotere la polvere dai vestiti e girare i tacchi”, ma sappia che Gratteri.org rimarrà sempre a disposizione di coloro i quasi vorranno esporre e dibattere le problematiche che riguardano questa comunità.
Ovviamente col buon senso!

Cordialmente

Dario Drago

Inviato: 2011/7/11 15:39

Modificato da dariodrago su 11/7/2011 20:37:34
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Re: A proposito del giovedì di mastri: LASCIAMO PERDERE I LUPI!
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Caro Ciccio,
Glielo dico in maniera abbastanza semplice e schietta.
Ci faccia vedere Lei come si fa. Venga anche Lei con noi qui a Gratteri.
Abbiamo bisogno della Sua saggezza e nobiltà d'animo perchè noi non siamo in grado di vedere ciò che Lei vede.
Ci apra gli occhi, perchè noi siamo ciechi.
Non siamo in grado di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.
E come sempre... sbagliamo!
Lei, che hai fatto la storia di Gratteri, Lei che è stato il fautore di tante iniziative, Lei che negli ultimi 30 anni ha speso la vita per Gratteri, è l'unico che potrà indirizzarci verso la retta via.
Pendiamo dalle Sue labbra...
Perchè noi siamo poveri mentecatti e abbiamo veramente bisogno del Suo aiuto!
Cordialmente


Dario D.

Inviato: 2011/7/8 19:54
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A proposito del giovedì di mastri: LASCIAMO PERDERE I LUPI!
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ARTICOLO INVIATO DA FRANCESCO AGOSTARO
nick: ORASTOGA

Amo le buone tradizioni ma non sono tradizionalista, semplicemente cerco di capire e distinguere. Del resto, del passato, “non tuttu è uoru chiddu chi luci”.

Della festa del Corpus Domini a Gratteri, con le relative processioni, ho vaghi ricordi e della “Tuccata
o Cacciata di lupi” non mi è chiaro il significato per cui nasce in me il desiderio di indagare e cercare spiegazioni attraverso analogie linguistiche e riferimenti storici che permettano di capire i perché e i per come di quanto riferito nelle NEWS di Gratteri.org

Quel giorno, il giovedì, l’ultimo dell’ottavario della festa con relative processioni e “artarieddi”, a Gratteri “i mastri”, gli artigiani cioè, si fornivano di tamburi e, insieme, eseguivano una bella tammuriniata in giro per il paese. Evidentemente si trattava, per la maggior parte, di gente poco o per niente esperta nel suono del tamburo, tanto che il “concerto” che ne veniva fuori non offriva certo un bel sentire. Forse per questo motivo fu chiamata “a cacciata di lupi” (1), una frase pittoresca per dire disordine, confusione, che certo non di un suono armonioso si trattava.

Questo tipo di figura espressiva non è l’unica nei modi di dire grattalusci. Un’altra si riferisce al suono disordinato delle campane che serve a chiamare a raccolta in occasione di un incendio. Per dire che le campane non vengono suonate con ritmo e armonia si suole dire con ironia: “fuocu a S. Giorgio”. Si tratta quindi di espressioni colorite con riferimento a esperienze collettive realmente vissute.

Tuttavia la questione che stimola di più la mia curiosità riguarda il nesso tra i lupi e la festa del Corpus Domini. Perché proprio durante la festa del Corpus Domini bisognava cacciare i lupi? E di che tipo di lupi si trattava?

Sappiamo che la festa è stata istituita per la chiesa universale nel 1264, in seguito al miracolo di Bolsena, come espressione liturgica della dottrina eucaristica. Nel canto “Pange lingua glorioso…” è sintetizzata da S. Tommaso d’Aquino tutta la teologia sulla presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. Nel XVI sec. questo dogma venne contestato aspramente dalla riforma protestante e, soprattutto in Francia, diventò oggetto di grandi dispute e forti controversie che contribuirono a produrre quelle guerre di religione la cui violenza trovò il culmine nella Strage di San Bartolomeo del 24 agosto - 17 settembre 1572. In quei giorni i cattolici
massacrarono molti Ugonotti in varie città della Francia e il numero complessivo dei morti fu stimato in circa 70.000 persone.

I protestanti francesi, detti appunto ugonotti, erano iconoclasti e trovavano nelle raffigurazioni dei santi e di Cristo motivi di contestazioni. Non credevano nell’Eucaristia e quindi anche la processione del Corrpus Domini diventava spesso occasione di scontri per contestare la dottrina cattolica; anche allora si era
soliti abbellire le strade al passaggio delle processioni, ma gli ugonotti si rifiutavano di esporre le loro belle coperte al passaggio dell’Ostia consacrata e ne deridevano il culto e le manifestazioni. I Cattolici rispondevano moltiplicando le processioni, ostentando così il culto eucaristico per combattere l’eresia,
senza remore all’uso della violenza, le bastonate e perfino gli omicidi. Era il loro modo di combattere i lupi!

Tempo di fanatico integralismo e di contrapposizione faziosa. Si moltiplicavano le processioni e le benedizioni non tanto e non solo per la devozione e il culto a Cristo presente nel Sacramento, ma per l’ostentazione provocatoria della propria identità nei confronti di coloro che professavano punti dottrinali diversi e che venivano definiti eretici. Purtroppo non sono poche le pagine dolorose della storia caratterizzate dall’integralismo che hanno offerto una visione scandalosa del cristianesimo e hanno macchiato il volto originario della Chiesa.

Che a Gratteri sia avvenuto o avvenga qualcosa di simile? Ci sono forse a Gratteri degli ugonotti (persone mal sopportate per le loro diverse convinzioni o fedi) da isolare e respingere? E poi, i lupi che a Gratteri, ancora oggi, si vorrebbero cacciare nel giovedì “di mastri”, sono lupi veri o veri lupi?

Il problema è tutto qui. Le processioni del Corpus Domini con la riforma del concilio Vat. II,(Mons. Cagnoni già prima di allora aveva proibito a Polizzi Generosa certe pratiche ritenute eccessive) erano state lasciate cadere dalle autorità ecclesiastiche, mantenendo solo quella del giorno di festa, per evitare la superflua moltiplicazione di benedizioni che sfociavano, a volte, nella magia o nel feticismo per la preoccupazione materialistica che ogni angolo della terra, per essere benedetto da Dio, avesse bisogno di una consacrazione specifica, fisicamente ottenuta.

Anche a Gratteri quelle processioni dell’ottavario erano andate in disuso e il parroco Mascellino non era certo un miscredente o un rivoluzionario.

Che cosa spinge dunque a riprendere con entusiasmo la tradizione di cui parliamo? Nasce il sospetto e la preoccupazione che, dietro il nobile proposito di coltivare le devozione e le pubbliche pratiche religiose, si nascondano atteggiamenti di integralismo che sognano di realizzare una società unicamente cristiana anche a scapito della tolleranza e del rispetto delle diversità, lontana mille miglia dallo spirito evangelico.

Troppi equivoci dunque! Molto meglio lasciare perdere i lupi!

Lasciare perdere i lupi per i cristiani di Gratteri può significare cambiare rotta, tornare allo spirito del Vat.II, nella ricerca di una visione spirituale che metta al centro l’approfondimento della vita liturgica in tutti i suoi aspetti. Piuttosto che attendere alla dimensione dell’apparire, del manifestare, del fare, bisognerebbe
dedicarsi alla dimensione dell’essere, del vissuto, del comprendere. Forse per i cristiani sarebbe meglio recuperare l’approfondimento del significato dei sacramenti, l’esercizio della carità e la meditazione della Parola di Dio. Forse sarebbe meglio tornare a studiare e a mettere in pratica gli insegnamenti conciliari
nel campo della conoscenza della Sacra Scrittura, nel campo della Liturgia e della concezione della Chiesa.
Ma soprattutto , per la comunità cristiana di Gratteri, sarebbe meglio impegnarsi nell’esercizio della carità senza la quale anche la fede che sposta le montagne, come tutti sappiamo, è nulla. Lasciamo perdere i lupi e i loro fantasmi e occupiamoci di cose molto più importanti per la vita cristiana.

1)Tuccari in siciliano significa anche percuotere, fare violenza in tutte le forme: Un tuccari u picciriddu ecc.

Francesco Agostaro

Allega:



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Inviato: 2011/7/3 12:18

Modificato da dariodrago su 3/7/2011 12:36:34
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Re: Gratteri - le tradizioni stravolte
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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: Giuseppe Terregino

Egregio Direttore,

ringrazio il Cielo (e lei ovviamente) che mi ha fatto leggere nel sito internet di Gratteri una eccellente pagina di un gratterese verace, che è anche un caro amico, anche se le diverse vicende della vita ci hanno portati irreversibilmente lontani. Mi riferisco al pezzo giornalistico di Ciccio Agostaro sulla cosiddetta “Sulità”, della quale egli dà l’interpretazione autentica, rimarcandone anche, da autorevole teologo quale egli certamente è, il significato liturgico. Significato che egli giustamente vede quanto meno sottaciuto, se non proprio oscurato, a vantaggio di innovazioni sceniche che possono trasformare una fondamentale pratica di culto in manifestazione folcloristica. Con tutto il danno che questo inevitabilmente adduce anche alla identità religiosa della comunità gratterese, nella quale è giusto che si riconoscano le nuove generazioni se non si vuole svuotare di significati assiologici ed esistenziali la fede dei padri.

Non mi dilungo sul punto, anche perché non potrei fare altro – stante il mio poco fondamento in materia - che sminuire la compiutezza e l’organicità del testo di Ciccio. Mi limito solo a suggerire (senza tuttavia la minima pretesa) di dare alla nota in argomento una evidenza e una collocazione che la mettano al riparo dalla dimenticanza cui sono inevitabilmente destinate, per la loro stessa natura, tutte le news. Si tratta, infatti, di una vera e propria lezione di teologia liturgica, nonché di una nota storica degna di rimanere nella memoria di gratteresi di oggi e di domani.

Spero di non essere stato inopportuno e intanto, mentre la ringrazio per l’attenzione che vorrà prestare al mio scritto, la prego di gradire un cordialissimo saluto.

Giuseppe Terregino

Inviato: 2011/5/22 11:32
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Re: Gratteri - le tradizioni stravolte
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In qualità di autore del video, mi sembra giusto rispondere alla domanda di Ciccio Agostaro sulla fonte dalla quale sono state tratte le informazioni riguardanti la Sulità.
Tutte le informazioni relative alla tradizionale processione di Gratteri sono state estrapolate dal libro Gratteri, storia cultura tradizioni , Isidoro Scelsi, Kepa Editrice (1981) Palermo.

Cito testualmente dal libro la parte che riguarda l'anno 1612:
"Per quanto concerne il perché di questa denominazione, nel 1612, gli Spagnoli, allora dominanti la Sicilia, introdussero l’usanza di fare, la sera del Venerdì Santo, la processione come si svolgeva a Siviglia e che loro chiamavano appunto “Soledad” dal tipico procedere dei confrati salmodianti, in fila indiana, anziché penitenziale e con in mano un flambò o una lanterna. Da Soledad a “Sulità” il passo è breve"

Dario Drago

Inviato: 2011/5/19 14:51
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Gratteri - le tradizioni stravolte
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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: Ciccio Agostaro

Dalle nostre parti, per ignoranza o voglia di fare a tutti i costi, spesso vengono inseriti nelle antiche tradizioni le novità più disparate, anche quelle più stravaganti, col risultato di travisarne completamente il senso e il significato.
Se volete trovare un esempio di come una tradizione di alto significato religioso possa essere stata trasformata e stravolta con la pretesa di costruire una manifestazione d’interesse turistico, andate a vedere la tradizionale processione del Venerdì Santo, chiamata della “Sulità”, nel paesino madonita di Gratteri che si tiene il Venerdì Santo.
Quando eravamo ragazzi, ma non solo, partecipavamo con vibrante attesa a quella processione. Mio nonno, che era membro della confraternita di S. Giacomo, fin da bambino mi coinvolgeva nei preparativi. Bisognava riparare le lanterne, povere, fatte di un bastone di canna per reggere la candela, a sua volta protetta da un paralume di carta velina colorata; bisognava predisporre le corone di liana e i cappi (pasture) anch’essi di liane, che i confrati quella sera avrebbero portato al collo nella processione. Bisognava reperire dalle donne che li avevano preparati nella Quaresima i piatti con i germogli di frumento per adornare la statua dell’Ecce Homo. Tutto doveva essere curato nei minimi particolari per la settimana santa, perché ogni elemento portava con se un significato specifico . I ricordi, per chi vive lontano, sono memoria anche del proprio essere e così ho trovato“ l’occasione, nel servizio del sito “gratteri.org, per ricordare e, se si vuole, rimembrare. Quel sito contiene un video semplice e accurato che documenta lo svolgimento della processione la cui visione mi ha lasciato amareggiato per il contrasto tra quello che ho visto e i miei ricordi, inducendomi ad esprimere una critica che vuole essere costruttiva.
In merito a quanto si dice nella presentazione vorrei precisare:
Non si sa dove gli autori della presentazione al video trasmesso su YOU TUBE abbiano preso la notizia della data, così precisa (1612), dell’istituzione della processione a Gratteri. Se esiste un documento o una testimonianza sarebbe bello citarla per farcela conoscere.
In quanto all’origine del termine “sulità” che denomina la processione, in quella presentazione se ne riporta l’etimologia (da SOLEDAD), ma il riferimento viene fatto semplicemente al procedere dei confrati in fila indiana.
Errore grave, il termine è riferito soprattutto alla Madre di Gesù, rimasta sola nel dolore, conseguenza della morte redentrice dal peccato. Non per nulla le donne dietro la statua della Madonna cantano il ritornello: “Sono stati i miei peccati, Gesù mio perdon pietà”.
Questo è l’unico canto della processione. Questo è’ il tema, l’oggetto della contemplazione che la processione proponeva. Di fronte a un sì grande dramma il popolo cristiano è coinvolto nell’atto penitenziale e i partecipanti procedevano come si conviene ai penitenti: da soli, con la tunica bianca, i fianchi cinti, la corona sul capo che richiama quella di spine, e il cappio al collo, immedesimazione e proponimento per la “sequela Christi”.
La figura del penitente pellegrino che s’incammina col bastone e i fianchi cinti, ha origine biblica; si riferisce al cammino di liberazione dalla schiavitù e marca, nella processione, il profondo significato teologico e religioso. L’austerità dunque era la caratteristica della processione, non lo sfoggio.
Da quello che si può vedere nel video di YOU TUBE, quella di oggi è diventata un frigandò dal significato confuso e con inconsistenti aspirazioni di esibizione folcloristica.
La caratteristica principale della processione era data dal suo ordine che scandiva la contemplazione della morte del figlio e del dolore della madre. Per questo la statua della Madre, rimasta sola nel suo dolore, si collocava in coda alla processione, quasi appartata e accompagnata soltanto dalle donne, le uniche che possono condividere il dolore di una madre.
Le statue da portare in processione erano quindi solo quelle essenziali: la flagellazione, la crocifissione, la deposizione nel sepolcro, la Madre rimasta sola.
L’aggiunta di altre statue hanno trasformato la processione in una specie di via crucis che, pur essendo un nobile e pio esercizio, è ben diversa da quello che proponeva: la drammatizzazione sulle conseguenze del peccato che porta alla morte e il dolore della Madre per una più intima meditazione e immedesimazione. La via Crucis è una rilettura, la processione della “ sulità” è un’azione.
A Roma quel pio esercizio della via crucis assume un significato diverso perché si svolge sulla terra della testimonianza dei primi cristiani che diedero la loro vita col sangue. La processione della sulità di Gratteri, invece, esprime l’atto di pentimento e di penitenza per il coinvolgimento nella morte di Cristo di fronte al dolore della Madre enfatizzato e drammatizzato.
Tutto il resto e un sovrappiù. Aggiungere altre statue distrae dalla peculiarità di questo gesto e ne confonde il significato. La processione ha un solo tema di cui bisogna prendere coscienza. La sua caratteristica fondamentale è l’austerità non il folklore. Quella processione era un invito e una pubblica promessa a prendere sul serio quel ritornello: ”Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon pietà”.
Per farlo e per esprimerlo i nostri antenati avevano assunto forme di comunicazione univoche e precise. Nell’atto penitenziale i confrati non indossavano i loro rocchetti (le mantelle) di seta colorata, in altri posti preziosamente ricamati, ma indossavano il solo camice, con i fianchi cinti si accingevano al cammino penitenziale di chi implora la liberazione, con sul capo la corona e al collo il cappio di liana che si usava per immobilizzare le bestie, nella consapevolezza della propria condizione di peccatori e in riconoscimento di sottomissione al Salvatore.
Quello schiamazzo di catene e “troccole” che si ode nel video, allora era il naturale rumore di catene che di tanto in tanto producevano soltanto i portatori delle statue, e che nel paese si poteva udire lontano, nel silenzio buio della sera, unica concessione alle espressioni drammatiche delle antiche sacre rappresentazioni popolari.
Ogni onore mondano e ogni insegna era accantonata nella processione. I sacerdoti andavano in “nigris”, vestiti di tonaca nera, senza cotta e senza stola e soprattutto senza reliquie o benedizioni. Non è tempo per sfoggiare potere per i preti, né per le autorità civili, quando ci si pone dietro l’urna di Cristo morto.
Il venerdì santo è infatti un giorno aliturgico; non la chiesa non vuole distrazioni o altre pratiche che non siano quelle della contemplazione della morte di Cristo tanto che di fronte al crocifisso, solo quel giorno, si genuflette. Nulla deve distrarre dall’essenziale. Non si celebra neppure la messa, figurarsi le benedizioni o altre pie pratiche. Il venerdì santo termina con la sepoltura, di per sé è un giorno di sconfitta, se non ci fosse stato anche la domenica. Quella però deve ancora arrivare.
L’ordine nella processione prevedeva dunque che dopo l’urna di Cristo morto, accompagnata dai preti e le autorità, le autorità e la banda, per ultima, a sottolineare col distacco e la solitudine, il dolore della madre, si ponesse la confraternita dell’Addolorata con la statua della Madonna accompagnata dalle sole donne per i motivi già detti.

Il suo movimento non prevedeva punti d’interruzioni, né momenti conclusivi; terminava nello stesso ordine in cui era cominciata, col procedere delle confraternite nel loro silenzio, rotto soltanto dal lamento cupo del tamburo stonato, ma nella compostezza del portamento che quell’austera partecipazione comportava.
Quello svolazzare di mantelle colorate per tutti i confrati, introdotte forse con la pretesa d’imitare e competere con altre sontuose processioni del meridione d’Italia, dimostrano ignoranza e incompetenza da parte dei promotori dei cambiamenti, oltre che cattivo gusto.
Indossano la mantella persino i confrati di S. Andrea che non l’hanno mai avuta nella loro divisa. Il cappuccio bianco abbassato sugli occhi dei confrati che sfilano nella processione può richiamare forse le cerimonie dei beati paoli, non certo una motivazione religiosa cristiana. Forse chi ha deciso questi cambiamenti voleva valorizzare l’elemento folclorico, ma con tutto ciò è stata stravolta la processione basata sul tema della solitudine nel dolore, com’era e come la ricordavamo; quei cambiamenti non danno sostanza alla manifestazione, la rendono solo insignificante e la stravolgono nel contenuto.
Se davvero i gratteresi tengono alla specificità delle loro buone e nobili tradizioni dovrebbero pretendere che ne venga rispettato lo spirito e non siano alterate e manomesse per conservare gelosamente quelle specificità e unicità che le rendono interessanti anche per chi vuole guardarle soltanto come manifestazioni popolari.

Ciccio Agostaro

Clicca qui per leggere l'articolo

Allega:



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Inviato: 2011/5/19 12:26

Modificato da dariodrago su 22/5/2011 11:37:54
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Re: acqua... e dopo ci tolgono pure l'aria???
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AI SINDACI DI TUTTE LE PROVICE SICILIANE
AI PRESIDENTI DEI CONSIGLI COMUNALI
AI CONSIGLIERI


con preghiera di darne massima diffusione

Gentili Sindaci ed Amministratori,

vi inoltro l'invito alla mobilitazione regionale per il 25 novembre a Palermo deliberata durante l'Assemblea Regionale degli Enti Locali tenutasi a Caltanissetta lo scorso 11 novembre, e formalizzata dal Sindaco di Palma Di Montechiaro Rosario Gallo.

Come certamente saprete lo scorso 7 luglio il Coordinamento Enti Locali per l'Acqua Bene Comune, che riunisce circa 100 Comuni siciliani di tutti gli orientamenti politici, ha presentato al Presidente dell'Assemblea Regionale ed ai Capigruppo Parlamentari, insieme al Forum dei Movimenti per l'Acqua, un disegno di legge regionale di ripubblicizzazione del S.I.I.

I Comuni in oggetto stanno modificando i propri Statuti dichiarando il servizio idrico come privo di rilevanza economica per sottrarlo alla mercificazione già introdotta in Sicilia ed inasprita dopo l'approvazione del decreto Ronchi che introduce per legge l'obbligo a mettere sul mercato il bene comune primario.

Chiediamo a tutti i Comuni siciliani di aderire al Coordinamento Nazionale e Regionale degli EE.LL. e di difendere il diritto dei propri cittadini a rimanere proprietari dell'acqua anzichè essere trasformati in clienti di un servizio da pagare a caro prezzo.
Chiediamo che il servizio idrico sia gestito con efficacia efficenza ed economicità attraverso la costituzione di Aziende speciali consortili totalmente in mano pubblica, che gli ingenti finanziamenti nazionali e comunitari siano amministrati dai Comuni, unici rappresentanti delle comunità locali, anzichè essere stornati a potenti gruppi finanziari nazionali e multinazionali che per propria natura non possono che gestire con l'unica finalità del profitto le nostre risorse.

Invitiamo tutte le Amministrazioni Comunali della nostra regione che si riconoscono nel percorso di ripubblicizzazione che abbiamo intrapreso attraverso le modifiche degli statuti e la presentazione del disegno di legge regionale, a partecipare con Fasce e confaloni ed a mobilitare i propri cittadini organizzando Pulman e diffondendo presso i propri territori l'iniziativa.

E' necessario, anche alla luce della recente approvazione alla Camera del dl 135 sulla privatizzazione del servizio idrico, e dell'indignazione che questo provvedimento ha generato in molti settori della socetà civile di tutto il Paese, estendere la nostra protesta a tutti i Comuni Siciliani, compresi quelli che hanno già consegnato le reti al gestore privato e che ne cominciano a subire i nefasti effetti. Si può ancora tornare indietro, le Regioni possono impugnare il provvedimento presso la Corte Costituzionale e legiferare nel senso della Gestione Pubblica. E' quello che chiederemo con il sit-in del 25 Novembre, dove faremo sentire con forza le nostre ragioni.

Chiediamo a tutti coloro che ricevono questa mail di volerne dare notizia a tutti i Consiglieri del proprio Comune, di diffondere l'iniziativa presso tutte le Amministrazioni della propria Provincia, di fare rete con tutte le Associazioni presenti sui territori.

Anche dalla Sicilia, così come dalle altre regioni d'Italia, facciamo rete per difendere il nostro diritto a rimanere proprietari del Bene primario e a trasmetterlo alle generazioni future.


un cordiale saluto


per il Forum dei Movimenti per l'Acqua
gruppo Enti Locali

Antonella Leto
Dip. Beni Comuni FP CGIL
cell. 3336599512

Inviato: 2009/11/23 13:10
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Re: Ricordiamo Padre Rosario Mascellino a 10 anni dalla sua morte
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Pensiero inviato dall'Avv. Giuseppe Cicero

Sono stato chierichetto al tempo in cui Padre Rosario Mascellino era a Gratteri da pochi anni.
Ricordo le Sue mani sempre linde e curatissime nel momento in cui, servendo messa, dovevo versare sopra di esse il contenuto delle ampolle. Ricordo la Sua voce pura e generosa nel momento della confessione o ferma e decisa nelle letture sacre e nell'esposizione dell'omelia.Sempre pronto ad incoraggiare, mi ha introdotto ed invogliato allo studio della musica. Lo ricordo come un sacerdote colto, di intelligenza pronta, di grande bontà e gran cuore. Lo vedo ancora nei sui paramenti sacri, avvolto tra i fumi e l'aroma dell'incenso, alla luce dei ceri. Prego sempre per la Sua anima e penso che noi gratteresi gli dobbiamo essere grati e conservarne il ricordo, per essersi Egli sempre prodigato per la nostra comunità, in mezzo a tante difficoltà, sino agli ultimi giorni della Sua missione.

Avv. Giuseppe Cicero - Carpi - Modena

Inviato: 2009/8/27 22:17
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Re: acqua... e dopo ci tolgono pure l'aria???
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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO:

al Sig. Sindaco
al sig.Presidente del Consiglio Comunale
ai Sig.ri Consiglieri



Egregi sig.ri Sindaci, Presidenti di Consiglio, Consiglieri,

il giorno 07 Luglio alle ore 11.30 presso la Sala Gialla di Palazzo dei Normanni, sede ARS, è stato fissato un incontro tra Amministratori degli EE.LL. contrari alla privatizzazzione del S.I.I. che aderiscono al Coordinamento Regionale EE.LL. per l'acqua Bene Comune, ed il Presidente dell'ARS On. Cascio e i Presidenti dei Gruppi Parlamentari On. Leontini, Cracolici, Maira, Leanza, per discutere del Disegno di Legge di Ripubblicizzazione del Servizio Idrico in Sicilia.

Sarà un importante momento di confronto istituzionale, che segue la costituzione del Coordinamento Regionale degli EE.LL., al quale siete invitati a partecipare ed apportare il Vostro prezioso contributo.

Superfluo porre alla Vostra cortese attenzione l'importanza dell'incontro, per il quale è auspicata la massima presenza di Comuni rappresentati.
Preghiamo pertanto coloro che per impegni pregressi non potranno partecipare, di inviare comunque una delegazione in rappresentanza, e/o un telegramma di adesione al percorso intrapreso al Presidente dell'ARS On.Cascio, e ai Capigruppo Parlamentari.

Preghiamo inoltre i cortesi Amministratori di volere dare la massima diffusione dell’incontro presso i Comuni della propria Provincia.

Cogliamo l'occasione per porgere i più cordiali saluti

Antonella Leto
coord. Gruppo EE.LL.
Forum Movimenti per L'Acqua

Inviato: 2009/7/3 12:55
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Dario Drago
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Ricordiamo Padre Rosario Mascellino a 10 anni dalla sua morte
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A 10 anni dalla morte di Padre Rosario Mascellino avvenuta il 1° luglio 1999, i gratteresi si apprestano a commemorare un uomo che per 40 lunghi anni ha servito la nostra comunità con totale dedizione.
Questo spazio nel forum viene aperto a tutti coloro che vorranno ricordare alcuni momenti vissuti insieme a lui, raccontando momenti che sono rimasti impressi nel cuore o descrivendo piccoli e semplici gesti che non verranno mai dimenticati...
Per scrivere sul forum c'è bisogno di registrarsi... in altro modo è possibile inviare un proprio pensiero anche alla mail webmaster@gratteri.org

Inviato: 2009/6/29 15:39
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