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A proposito del giovedì di mastri: LASCIAMO PERDERE I LUPI!

Oggetto: A proposito del giovedì di mastri: LASCIAMO PERDERE I LUPI!
inviato da dariodrago su 3/7/2011 12:18:24

ARTICOLO INVIATO DA FRANCESCO AGOSTARO
nick: ORASTOGA

Amo le buone tradizioni ma non sono tradizionalista, semplicemente cerco di capire e distinguere. Del resto, del passato, “non tuttu è uoru chiddu chi luci”.

Della festa del Corpus Domini a Gratteri, con le relative processioni, ho vaghi ricordi e della “Tuccata
o Cacciata di lupi” non mi è chiaro il significato per cui nasce in me il desiderio di indagare e cercare spiegazioni attraverso analogie linguistiche e riferimenti storici che permettano di capire i perché e i per come di quanto riferito nelle NEWS di Gratteri.org

Quel giorno, il giovedì, l’ultimo dell’ottavario della festa con relative processioni e “artarieddi”, a Gratteri “i mastri”, gli artigiani cioè, si fornivano di tamburi e, insieme, eseguivano una bella tammuriniata in giro per il paese. Evidentemente si trattava, per la maggior parte, di gente poco o per niente esperta nel suono del tamburo, tanto che il “concerto” che ne veniva fuori non offriva certo un bel sentire. Forse per questo motivo fu chiamata “a cacciata di lupi” (1), una frase pittoresca per dire disordine, confusione, che certo non di un suono armonioso si trattava.

Questo tipo di figura espressiva non è l’unica nei modi di dire grattalusci. Un’altra si riferisce al suono disordinato delle campane che serve a chiamare a raccolta in occasione di un incendio. Per dire che le campane non vengono suonate con ritmo e armonia si suole dire con ironia: “fuocu a S. Giorgio”. Si tratta quindi di espressioni colorite con riferimento a esperienze collettive realmente vissute.

Tuttavia la questione che stimola di più la mia curiosità riguarda il nesso tra i lupi e la festa del Corpus Domini. Perché proprio durante la festa del Corpus Domini bisognava cacciare i lupi? E di che tipo di lupi si trattava?

Sappiamo che la festa è stata istituita per la chiesa universale nel 1264, in seguito al miracolo di Bolsena, come espressione liturgica della dottrina eucaristica. Nel canto “Pange lingua glorioso…” è sintetizzata da S. Tommaso d’Aquino tutta la teologia sulla presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. Nel XVI sec. questo dogma venne contestato aspramente dalla riforma protestante e, soprattutto in Francia, diventò oggetto di grandi dispute e forti controversie che contribuirono a produrre quelle guerre di religione la cui violenza trovò il culmine nella Strage di San Bartolomeo del 24 agosto - 17 settembre 1572. In quei giorni i cattolici
massacrarono molti Ugonotti in varie città della Francia e il numero complessivo dei morti fu stimato in circa 70.000 persone.

I protestanti francesi, detti appunto ugonotti, erano iconoclasti e trovavano nelle raffigurazioni dei santi e di Cristo motivi di contestazioni. Non credevano nell’Eucaristia e quindi anche la processione del Corrpus Domini diventava spesso occasione di scontri per contestare la dottrina cattolica; anche allora si era
soliti abbellire le strade al passaggio delle processioni, ma gli ugonotti si rifiutavano di esporre le loro belle coperte al passaggio dell’Ostia consacrata e ne deridevano il culto e le manifestazioni. I Cattolici rispondevano moltiplicando le processioni, ostentando così il culto eucaristico per combattere l’eresia,
senza remore all’uso della violenza, le bastonate e perfino gli omicidi. Era il loro modo di combattere i lupi!

Tempo di fanatico integralismo e di contrapposizione faziosa. Si moltiplicavano le processioni e le benedizioni non tanto e non solo per la devozione e il culto a Cristo presente nel Sacramento, ma per l’ostentazione provocatoria della propria identità nei confronti di coloro che professavano punti dottrinali diversi e che venivano definiti eretici. Purtroppo non sono poche le pagine dolorose della storia caratterizzate dall’integralismo che hanno offerto una visione scandalosa del cristianesimo e hanno macchiato il volto originario della Chiesa.

Che a Gratteri sia avvenuto o avvenga qualcosa di simile? Ci sono forse a Gratteri degli ugonotti (persone mal sopportate per le loro diverse convinzioni o fedi) da isolare e respingere? E poi, i lupi che a Gratteri, ancora oggi, si vorrebbero cacciare nel giovedì “di mastri”, sono lupi veri o veri lupi?

Il problema è tutto qui. Le processioni del Corpus Domini con la riforma del concilio Vat. II,(Mons. Cagnoni già prima di allora aveva proibito a Polizzi Generosa certe pratiche ritenute eccessive) erano state lasciate cadere dalle autorità ecclesiastiche, mantenendo solo quella del giorno di festa, per evitare la superflua moltiplicazione di benedizioni che sfociavano, a volte, nella magia o nel feticismo per la preoccupazione materialistica che ogni angolo della terra, per essere benedetto da Dio, avesse bisogno di una consacrazione specifica, fisicamente ottenuta.

Anche a Gratteri quelle processioni dell’ottavario erano andate in disuso e il parroco Mascellino non era certo un miscredente o un rivoluzionario.

Che cosa spinge dunque a riprendere con entusiasmo la tradizione di cui parliamo? Nasce il sospetto e la preoccupazione che, dietro il nobile proposito di coltivare le devozione e le pubbliche pratiche religiose, si nascondano atteggiamenti di integralismo che sognano di realizzare una società unicamente cristiana anche a scapito della tolleranza e del rispetto delle diversità, lontana mille miglia dallo spirito evangelico.

Troppi equivoci dunque! Molto meglio lasciare perdere i lupi!

Lasciare perdere i lupi per i cristiani di Gratteri può significare cambiare rotta, tornare allo spirito del Vat.II, nella ricerca di una visione spirituale che metta al centro l’approfondimento della vita liturgica in tutti i suoi aspetti. Piuttosto che attendere alla dimensione dell’apparire, del manifestare, del fare, bisognerebbe
dedicarsi alla dimensione dell’essere, del vissuto, del comprendere. Forse per i cristiani sarebbe meglio recuperare l’approfondimento del significato dei sacramenti, l’esercizio della carità e la meditazione della Parola di Dio. Forse sarebbe meglio tornare a studiare e a mettere in pratica gli insegnamenti conciliari
nel campo della conoscenza della Sacra Scrittura, nel campo della Liturgia e della concezione della Chiesa.
Ma soprattutto , per la comunità cristiana di Gratteri, sarebbe meglio impegnarsi nell’esercizio della carità senza la quale anche la fede che sposta le montagne, come tutti sappiamo, è nulla. Lasciamo perdere i lupi e i loro fantasmi e occupiamoci di cose molto più importanti per la vita cristiana.

1)Tuccari in siciliano significa anche percuotere, fare violenza in tutte le forme: Un tuccari u picciriddu ecc.

Francesco Agostaro



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